Batteri estremofili dei deserti antartici studiati per capire possibilità di vita extraterrestre

Valli secche McMurdo, AntartideValli secche (credito immagine: File:Mummified Seal Carcas in McMurdo Dry Valleys.jpg - Wikimedia Commons, Meile, CC BY-SA 3.0, cropped)

Le cosiddette valli secche di McMurdo (McMurdo Dry Valleys in inglese), sono una delle zone desertiche dell’Antartide ed una delle zone più aride del pianeta. In queste zone non piove praticamente quasi mai. Proprio quest’ultima caratteristica può interessare a tutti quei microbiologi e a tutti quei scienziati che cercano di comprendere quali sono i limiti massimi per quanto riguarda gli ambienti estremi in cui esseri viventi possono sopravvivere, solitamente di natura microbica.
Queste nozioni possono infatti essere molto utili per comprendere quante possibilità ci siano che la vita possa essersi sviluppata su Marte, luogo arido ed estremo per eccellenza.

Questo è il concetto sottolineato anche da Steve Pointing, professore di studi ambientali allo Yale-US College di Singapore su Astrobio.net. Secondo lo scienziato, sotto le rocce di quarzo presenti in queste valli ci sono intere colonie di batteri che vivono beatamente, o quasi, da milioni di anni. Questi batteri si sono adattati a condizioni molto dure, pressoché impossibili per la maggior parte degli altri organismi.

In particolare egli scienziati hanno analizzato un particolare genere di cianobatteri capace di prosperare nei deserti, i cosiddetti cianobatteri ipoliti, estremofili che praticamente vivono solo nelle zone artiche e che riescono a sfruttare quella pochissima luce che penetra tra le rocce. Tra l’altro queste rocce di quarzo proteggono gli stessi cianobatteri dalle radiazioni ultraviolette.

Come sottolinea anche la microbiologa Donnabella Lacap-Bugler, se si riesce a comprendere come queste colonie di batteri riescono a sopravvivere in un ambiente così estremo, si potrà comprendere anche l’effettiva possibilità di vita microbica su un ambiente come Marte e in generale sui pianeti simili a quest’ultimo.
Proprio per questo gli scienziati hanno intenzione di sequenziare il genoma completo di questi cianobatteri onde comprendere quali sono quei geni coinvolti nella creazione di energia dalla luce solare.

Fonti e approfondimenti



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