Batteri modificati ingeribili per analizzare batteri dell’intestino, l’incredibile metodo del team del MIT

Il dispositivo che contiene i batteri modificati può essere facilmente spostato in un preciso punto dell'intestino tramite un magnete esterno (credito: DOI: 10.1002/adfm.202010918 - Liu - 2021 - Advanced Functional Materials - Wiley Online Library)

Per comprendere meglio i meandri e soprattutto i misteri del microbioma intestinale, definito come una “scatola nera” dalla scienziata Maria Eugenia Inda del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica (EECS) del MIT, i ricercatori stanno pensando di usare batteri geneticamente modificati da introdurre nell’intestino.
I ricercatori descrivono, in un nuovo studio apparso su Advanced Functional Materials, un metodo per incapsulare batteri viventi in un piccolissimo disco di idrogeno il quale viene poi ingerito.

Lo scopo dei batteri, una volta finiti nell’intestino, è quello di “catturare” eventuali composti che potrebbero essere segnali di una determinata malattia. Lo stesso disco, infatti, viene poi espulso dalle feci e i batteri all’interno, una volta “catturati” i composti, possono poi essere analizzati in laboratorio.
Si tratta di una “tecnologia entusiasmante” come la definisce Giovanni Traverso, professore del suddetto dipartimento nel comunicato apparso sul sito del MIT.

Con un dispositivo del genere, infatti, spiega Traverso, sarà possibile comprendere i fondamentali squilibri chimici che avvengono nel tratto gastrointestinale, cosa che porterebbe ad innegabili vantaggi non solo in ambito gastroenterologico ma anche in settori che coprono diverse condizioni e malattie.
Negli ultimi anni, infatti, ci si sta sempre più rendendo conto che i batteri che formano il microbioma dell’intestino sono responsabili o comunque hanno un ruolo in diverse funzioni e malattie del corpo umano, collegamenti a volte anche inaspettati.

Per realizzare il minuscolo dischetto che contiene i batteri, i ricercatori hanno sviluppato nuovi tipi di idrogel magnetici, materiali con particolari caratteristiche fisiche che permettono loro di aderire meglio all’intestino.
I batteri all’interno del piccolo dispositivo, infatti, agirebbero da “sensori viventi” potendo facilmente sopravvivere al viaggio attraverso l’intestino grazie proprio all’idrogel che li ripara. Tra l’altro con un magnete esterno, che può essere facilmente indossato dall’utente, il dischetto può essere mantenuto in diverse posizioni in modo da analizzare tratti differenti dell’intestino, da quello tenue al colon. Il metodo è già stato testato sui topi e i ricercatori hanno ottenuto buoni responsi.

Note e approfondimenti

  1. Materials Research Laboratory – MIT MRL – Living Sensors Probe Mysteries of the Gut (IA)
  2. Magnetic Living Hydrogels for Intestinal Localization, Retention, and Diagnosis – Liu – 2021 – Advanced Functional Materials – Wiley Online Library (IA) (DOI: 10.1002/adfm.202010918)

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