Batteri respireranno più velocemente aumentando riscaldamento globale secondo studio

I batteri potrebbero accelerare il riscaldamento globale in corso: è questa la singolare conclusione a cui sono arrivati alcuni ricercatori dell’Imperial College di Londra che hanno pubblicato uno studio su Nature Communications.
Secondo i ricercatori, infatti, i batteri si adatteranno sempre meglio alle temperature medie più calde e ciò porterà, nel lungo periodo, ad un’accelerazione della loro frequenza respiratoria e ad un maggior rilascio di carbonio, cosa che conseguenzialmente aumenterà la temperatura globale, finanche rispetto ai modelli attuali.

La maggior parte dei batteri e degli archei, infatti, esegue una “respirazione” che come la nostra rilascia anidride carbonica nella cosiddetta fase di espirazione. Nei batteri, però, la quantità di anidride carbonica rilasciata dipende dalla frequenza respiratoria e quest’ultima può variare in risposta alla temperatura.
Il rapporto tra la stessa temperatura ambientale, la frequenza respiratoria e la produzione dicarbonio da parte dei batteri è stato però incerto almeno fino a questo studio che si è avvalso di un database con dati riguardanti proprio la frequenza respiratoria in base alla temperatura di 482 specie di procarioti.

Con questi dati hanno creato dei modelli in base ai quali si prevede che i batteri aumenteranno la loro produzione di carbonio in risposta alle temperature mondiali più elevate. Potrebbe sembrare poca cosa, dato che parliamo di organismi dalle dimensioni microscopiche, ma si dà il fatto che i batteri e gli archei costituiscono metà della biomassa globale, ossia il peso di tutte le forme di vita sulla terra, e che sono presenti praticamente ovunque.

“Nel lungo periodo, nel corso degli anni, queste comunità procariote si evolveranno per essere più efficienti a temperature più elevate, consentendo loro di aumentare ulteriormente il loro metabolismo e la loro produzione di carbonio”, riferiscono i ricercatori nel comunicato stampa che si sono concentrati soprattutto sui procarioti che vivono in un intervallo di temperatura inferiore ai45° centigradi dato che quelli che vivono in ambienti con temperature più elevate non saranno influenzati dal riscaldamento globale più di tanto.

I ricercatori sottolineano quanto sia importante, per quanto riguarda le future ricerche concentrate sulla composizione dei modelli climatici, tenere di conto di questa maggiore “sensibilità” alle variazioni di temperatura dei batteri e quanto il loro livello di abbondanza possa influenzare sullo stesso aumento delle temperature tramite maggiori emissioni di carbonio.

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