Biosensore nanoplasmonico permette di osservare processi cellulari in tempo reale

Materiale nanoplasmonico contenente milioni di strutture fungiformi (credito immagine: OIST)

Un sensore composto da un materiale nanoplasmonico che vanta un substrato che può ospitare un gran numero di cellule e che quindi può monitorare la proliferazione di queste ultime é stato sviluppato da un gruppo di ricercatori della Micro/Bio/Nanofluidics Unit dell’Okinawa Institute of Science and Technology.
Il sensore permette di monitorare in tempo pressoché reale la crescita e la divisione cellulare, processi ritenuti fondamentali perché utili per diagnosi relative alla salute o per comprendere il funzionamento delle stesse cellule dei tessuti.

La superficie del sensore è ricoperta da milioni di nanostrutture d’oro. Ognuna di queste vanta dimensioni infinitesimali, di pochi miliardesimi di metro quadrato. I materiali plasmonici permettono di assorbire e diffondere in maniera molto interessante la luce e hanno per questo sempre attirato l’attenzione degli scienziati, in particolare di quelli del comparto ottico o i chimici e fisici.
Si tratta di un materiale anche molto sensibile. Può infatti rilevare un aumento di cellule fino a 16 unità su 1000.

Esternamente è simile ad un pezzo di vetro ma le strutture nanoplasmoniche a forma di fungo, note anche come “nanomushrooms” (traducibile con “nanofunghi”), rappresentano le unità fondamentale di quello che può essere considerato un vero e proprio biosensore che rileva le interazioni molecolari.
Nello specifico, queste strutture funzionano come antenne ottiche assorbendo e difendendo una parte della luce che ricevono in modo da cambiarne dimensione e forma. Misurando poi le modalità con le quali la luce cambia dall’altra parte del sensore, si possono rilevare i processi stessi sulla superficie, in questo caso la divisione cellulare.

Fonti e approfondimenti



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