
Uno studio presentato alla conferenza congiunta dell’Acoustical Society of America e dell’International Congress on Acoustics, pubblicato su EurekAlert![1], mostra come i suoni possano essere utilizzati per identificare ordigni inesplosi sommersi, anche dopo decenni di corrosione.
Una minaccia invisibile sotto il mare
Negli Stati Uniti si contano oltre 400 siti subacquei potenzialmente contaminati da munizioni inesplose. Questi ordigni, rimasti lì per decenni, spesso in acque poco profonde, rappresentano un pericolo reale. Con il tempo, la corrosione e la crescita di organismi marini li rendono irriconoscibili, rendendo inefficaci le tecniche di rilevamento tradizionali.
Il potere dei segnali acustici
Connor Hodges, dottorando presso l’Università del Texas ad Austin, studia le trasformazioni acustiche di questi ordigni invecchiati. Analizzando le modifiche nei segnali sonori riflessi da bombe corrose, Hodges dimostra che è possibile identificare la loro presenza, anche quando non visibili con i sonar convenzionali. Gli oggetti degradati infatti emettono segnali più deboli e distorti rispetto a quelli integri.
Esperimenti su bombe dimenticate
Il team ha testato bombe da esercitazione AN-Mk 23 sepolte in uno stagno salmastro di Martha’s Vineyard da 80 anni. I risultati hanno evidenziato come le variazioni strutturali e materiali dovute alla corrosione influiscano sulla risonanza acustica. Queste differenze, se comprese, possono migliorare i sistemi di riconoscimento e ridurre gli errori di classificazione.
Sicurezza e bonifica del futuro
Molti ex siti militari stanno venendo riconvertiti per usi civili. In queste aree, la presenza non rilevata di UXO rappresenta un serio rischio per chi le frequenta. Hodges sottolinea l’urgenza di tecniche rapide, economiche ed efficaci per mappare i fondali e trovare queste bombe. Secondo lui, l’uso dell’acustica non solo migliora il rilevamento, ma può contribuire concretamente a salvare vite umane.


