Braccio protesico motorizzato si muove col pensiero e fornisce senso del tatto

Lo studente dell'Università dello Utah Jacob George, a sinistra, e il professore associato Gregory Clark, a destra, con al centro il braccio LUKE

Un nuovo braccio protesico artificiale dotato di motore è stato sviluppato da un gruppo di ingegneri biomedici dell’Università delloUtah in collaborazione con l’azienda DEKA Research & Development.

Il braccio, denominato LUKE in onore della mano robotica del Luke Skywalker in uno degli episodi di Star Wars, imita le modalità con le quali lemani umane sentono gli oggetti attraverso il tatto.
Quando tocchiamo un oggetto specifici segnali vengono inviati al cervello e proprio la trasmissione di questi segnali è stata una delle cose che i ricercatori hanno preso in considerazione nella costruzione di questo braccio protesico.

Il braccio protesico è descritto in un nuovo studio apparso su Science Robotics. Secondo gli stessi ricercatori, un amputato che indossa questo braccio può percepire il tocco e può discernere, per esempio, un oggetto morbido da uno duro ed eseguire determinate azioni che sono impossibili con le protesi standard, di solito caratterizzate dalla presenza di ganci metallici o artigli che “simulano” le mani.

LUKE, il cui sviluppo ormai dura da 15 anni, è fatto da varie parti motorizzate e parti di metallo con una sorta di pelle fatta di silicio trasparente nella zona della mano. Viene alimentato da una batteria esterna e può essere collegato ad un computer.
Il sistema, infatti, permette al braccio di “attaccarsi” ai nervi di chi lo indossa, considerabili come dei fili biologici che inviano segnali al braccio affinché si muova.

La trasmissione del segnale dai nervi al braccio robotico avviene tramite un fascio di 100 microelettrodi e fili che vengono impiantati i nervi del amputato e poi collegati ad un computer esterno.
Quest’ultimo traduce questi segnali in segnali digitali che vengono poi mandati al braccio che inizia a muoversi. Tuttavia il funzionamento è relativo anche all’inverso: la mano protesica può anche a “sentire” l’oggetto onde comprendere quanta pressione esercitare. Lo fa grazie a dei sensori che a loro volta inviano dei segnali ai nervi tramite gli stessi microelettrodi.

Il braccio artificiale è stato sperimentato su Keven Walgamott, che 17 anni fa aveva perso la mano sinistra e una parte dell’avambraccio in un incidente. Lo stesso paziente dichiara nel comunicato stampa: ” Non avrei mai pensato di poter sentire di nuovo in quella mano.”

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