Buchi neri di universi passati rilevabili tramite radiazione cosmica di fondo

Radiazione cosmica di fondo

Secondo una nuova visione del mondo che ci circonda, definita come “eccentrica”, il nostro universo sarebbe solo uno tra tanti presenti in epoche e in spazio–tempi diversi. Secondo un nuovo studio è possibile rilevare le tracce di buchi neri di questi universi, e dunque dimostrare la loro esistenza, analizzando la radiazione cosmica di fondo (CMB).

Questa visione sicuramente diversa da quella tradizionale, che prevede un unico big bang che ha dato il via al nostro universo e al nostro spazio–tempo, è supportata da vari fisici teorici, tra cui il più famoso è probabilmente Roger Penrose.
Nello specifico Penrose e colleghi pensano che infiniti universi debbano essere esistiti in un modello della realtà che egli stesso definisce come “conformal cyclic cosmology” (tradotta in italiano anche come “cosmologia ciclica conforme”), o CCC.

Questo modello è fatto di universi che si gonfiano, si espandono e poi muoiono in sequenza e l’unica traccia che potrebbero lasciare sarebbe relativa ai buchi neri.
Lo studio, pubblicato il 6 agosto su arXiv, è realizzato dallo stesso Penrose insieme al matematico Daniel An e alfisico teorico Krzysztof Meissner.
Secondo questi scienziati le tracce di questi buchi neri, oramai non più esistenti nel nostro spazio-tempo, sarebbero infatti rintracciabili attraverso la CMB.

La teoria

Più o meno le cose stanno così: secondo la teoria di Hawking, i buchi neri perdono, molto lentamente, parte della loro massa ed energia attraverso una sorta di radiazione. Quando, dopo tantissimi miliardi di anni, tutti i buchi neri di un universo sarebbero oramai scomparsi, resterebbe solo una zuppa senza massa di fotoni e gravitoni.

Si tratta di particelle che, secondo Daniel An, “non vivono realmente il tempo o lo spazio”, nel senso che non lo sperimentano allo stesso modo in cui lo sperimentiamo noi quotidianamente.
D’altronde, secondo la stessa teoria della relatività di Einstein, oggetti senza massa come i fotoni e gravitoni viaggiano alla velocità della luce e quindi non dovrebbero sperimentare affatto il tempo o la distanza.

E quindi, in un universo del genere, non avrebbe più alcun senso parlare di ciò che è tempo e di ciò che è spazio. Un contesto del genere, un universo vastissimo e sostanzialmente vuoto, in cui nulla succede e sostanzialmente nulla è presente, sarebbe perfettamente simile al momento della singolarità descritto nella teoria tradizionale del big bang, momento in cui tutto è compresso in un unico punto senza alcuna dimensione e senza tempo né distanze.

A quel punto tutto potrebbe ricominciare daccapo in qualche modo, probabilmente con un nuovo big bang. Ci troveremmo, dunque, di fronte ad un “multiverso” in cui gli stessi universi non sarebbero di fatto paralleli ma conseguenziali, ossia ciclici.
Per dimostrare una teoria del genere dovrebbero essere individuati oggetti di universi “passati” ed è ciò che vogliono fare questi fisici, andando ad individuare buchi neri di questi universi analizzando la loro radiazione che potrebbe lasciare un marchio sulla CMB.

Fonti e approfondimenti



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