Buchi neri potrebbero essere ologrammi che appaiono tridimensionali

Credito: geralt, Pixabay, 4092609

I buchi neri potrebbero essere rappresentati come ologrammi secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di tre istituti italiani (SISSA, ICTP e INFN) che hanno pubblicato uno studio su Physical Review X.
In sostanza, tutte le informazioni di un buco nero potrebbero trovarsi, accumulate, su una superficie bidimensionale che sarebbero capace di riprodurre un’immagine di sé a livello tridimensionale.

Ne conseguirebbe, tra le altre cose, che corpi del genere, oltre ad essere più complessi di quanto mai immaginato fino ad ora, potrebbero concentrare una quantità enorme di informazioni nelle loro interno.
Un approccio teorico del genere, secondo il comunicato stampa emesso dai ricercatori, non risulterebbe in contrasto con la teoria della relatività di Einstein. Secondo quest’ultimo, infatti, i buchi neri sarebbero tridimensionali, semplicemente sfere lisce. Secondo i ricercatori italiani, tuttavia, essi appaiono come tridimensionali ma sono bidimensionali, proprio come fanno gli ologrammi.

Si tratta di una teoria, quella del cosiddetto “principio olografico”, in circolazione da quasi trent’anni. Francesco Benini e Paolo Milan, ed autore principale dello studio, hanno deciso di utilizzare questo principio per rappresentare i buchi neri, come spiegano gli stessi ricercatori: “Questo principio rivoluzionario e in qualche modo controintuitivo propone che il comportamento della gravità in una data regione di spazio possa essere in alternativa descritto in termini di un sistema diverso, che vive solo lungo il bordo di quella regione e quindi in una dimensione in meno. E, soprattutto, in questa descrizione alternativa (chiamata olografica) la gravità non appare esplicitamente. In altre parole, il principio olografico ci consente di descrivere la gravità usando un linguaggio che non contiene gravità, evitando così l’attrito con la meccanica quantistica”.

Secondo i due ricercatori, varie proprietà dei buchi neri, con un approccio teorico del genere, diventerebbero anche più comprensibili, soprattutto le loro proprietà termodinamiche. A patto che questi misteriosi oggetti si possano descrivere e rappresentare proprio come un ologramma, un oggetto con due dimensioni che appare come se avesse tre dimensioni, un oggetto tra l’altro in cui la stessa gravità sostanzialmente scompare.
Si tratta naturalmente solo di teoria ma in un futuro, si spera non troppo lontano, con le nuove tecnologie e con i nuovi telescopi, tra cui anche quelli spaziali, forse sarà possibile testare questo approccio in relazione anche a tutto ciò che riguarda il contorto settore della gravità quantistica.

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