Buchi neri supermassicci al centro di galassie ancora più affamati e grossi di quanto si pensi

Hercules A, galassia con al centro un enorme buco nero supermassiccio sul quale "rimbalzano" due getti plasma lunghi oltre 1 milione di anni luce (credito immagine: X-ray: NASA/CXC/SAO, Optical: NASA/STScI, Radio: NSF/NRAO/VLA)

La velocità con cui i buchi neri supermassicci al centro delle galassie inghiottono le stelle è superiore alla velocità con cui le stesse galassie riescono a generare nuove stelle. A questa conclusione sono giunti due gruppi di ricercatori i cui studi sono stati pubblicati entrambi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Il primo gruppo ha utilizzato i dati provenienti dal Chandra X-ray Observatory, un telescopio spaziale della NASA, grazie ai quali ha calcolato il rapporto tra il tasso di crescita dei buchi neri supermassicci al centro delle galassie e la capacità stessa delle galassie ospitanti di produrre nuove stelle. I ricercatori si sono accorti che più la galassia era grande e con un numero maggiore di stelle, più questo rapporto era alto. Ad esempio, per le galassie che contenevano all’incirca 100 miliardi di stelle massicce grandi quanto il Sole, questo rapporto risulta di 10 volte superiore rispetto alle galassie con 10 miliardi di stelle di massa solare. Ciò lascia intendere che più il buco nero è grande e massiccio, più la sua “fame” aumenta insieme alla capacità di inghiottire stelle
I ricercatori hanno analizzato varie galassie a distanze tra 4,3 e 12,2 miliardi di anni luce dalla nostra posizione.

Un secondo gruppo di ricercatori, in maniera indipendente, ha utilizzato i dati del Chandra e altri dati radio dell’Australia Telescope Compact Array, del Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) del Very Long Baseline Array. Questo secondo ha analizzato 72 galassie distanti al massimo 3,5 miliardi di anni luce dalla Terra. Confrontando i raggi X e le onde radio, i ricercatori di questo secondo gruppo hanno mostrato che i buchi neri supermassicci al centro delle galassie vantano una massa di almeno 10 volte superiore rispetto alle stime calcolate con metodi precedenti secondo i quali i buchi neri supermassicci e le galassie crescono con ritmo simile.

Quasi la metà di buchi neri supermassicci analizzati poteva vantare una massa di almeno 10 miliardi di volte la massa del Sole, una grandezza che li introdurrebbe di diritto in quella nuova categoria che alcuni astronomi hanno chiamato “buchi neri ultramassivi”.
Studi del genere fanno dunque intendere che i buchi neri supermassicci, già enormi ed estremi nell’immaginario collettivo, risultano ancora più grandi e massicci di quanto si pensasse e che la loro capacità di ingurgitare le stelle risulta ancora più effettiva e a tratti impressionante.

Fonti e approfondimenti

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