Cadmio collegato a maggiore gravità di influenza e polmonite

Credito: Mojca J, Pixabay, 698988

Uno studio collega il cadmio a più gravi infezioni diinfluenza e di polmonite. Lo studio è apparso su Environmental Health Perspectives è stato prodotto da ricercatori dell’Università del Michigan che hanno collaborato con colleghi dell’Università della California meridionale e dell’Università di Washington.

Alti livelli di cadmio

I ricercatori hanno collegato alti livelli di cadmio, una sostanza chimica che tra l’altro può essere trovata anche nelle sigarette così come in alcuni alimenti di natura vegetale contaminati, a tassi più alti di mortalità nei pazienti già infetti da influenza e polmonite. Hanno convenuto, dunque, che lo stesso cadmio probabilmente può rendere più grave anche la COVID-19 nonché le malattie procurate da virus respiratori simili.

Cadmio può aggravare influenza e polmonite

Era cosa già nota che l’esposizione al cadmio a lungo termine, anche a livelli bassi, può essere un problema per il nostro corpo, in particolare per i polmoni. Tuttavia le associazioni trovate da Sung Kyun Park, un professore di epidemiologia e scienze della salute dell’Università del Michigan, uno degli autori dello studio, e dai suoi colleghi mostrano che questa sostanza può aggravare più di quanto stimato in precedenza influenza e polmonite e molto probabilmente malattie simili.

Il problema è che il corpo umano ha molte difficoltà nell’espellere questa sostanza rispetto ad altri metalli, anche se tossici. Questo significa che se esso si trova in alcuni alimenti, perlopiù di natura vegetale, a seguito di contaminazione, per esempio, del terreno, esso può avere un impatto non indifferente.

Analizzati i dati di più di 16.000 soggetti

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di 16.000 partecipanti ad un sondaggio statunitense. In questi dati erano presenti anche quelli relativi alle misurazioni di cadmio nelle urine oltre che nel sangue. Inoltre i ricercatori hanno potuto valutare questi livelli anche nei soggetti non fumatori oltre che nei fumatori. Dopo aver aggiustato i risultati secondo vari fattori, i ricercatori giungevano alla conclusione che i pazienti con livelli di cadmio più alti mostravano il 15% in più di probabilità di morire per influenza e polmonite. E, tra i non fumatori, questa differenza era ancora più grande con i soggetti aventi livelli di cadmio più alti che mostravano una mortalità superiore del 27% rispetto agli altri.

I ricercatori volevano trovare paralleli tra i livelli di cadmio e la COVID-19, la malattia che ha procurato la pandemia in corso, ma i dati riguardanti questa malattia erano ancora troppo pochi e quindi hanno pensato di cercare collegamenti tra livelli di cadmio e malattie più conosciute come l’influenza e la polmonite.

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