Cambiamenti climatici danneggiano sperma degli animali

Tribolium castaneum (credito: Eric Day, Virginia Tech, PD, via Wikimedia Commons)

Tra i notevoli problemi che sta apportando al globo, in particolare all’intera comunità mondiale, i cambiamenti climatici possono annoverare anche i danni alla fertilità maschile del mondo animale.
Lo afferma una ricerca pubblicata oggi su Nature Communications secondo la quale le ondate di calore, delle quali siamo sempre più testimoni, possono avere impatti negativi nel livello di fertilità di varie specie animali, In particolare degli insetti, attraverso le generazioni.

Secondo Matt Gage, autore principale della ricerca, “la funzione dello sperma è una caratteristica particolarmente sensibile quando l’ambiente si riscalda” e, dato che lo sperma “è essenziale per la riproduzione e la vitalità della popolazione, queste scoperte potrebbero fornire una spiegazione del perché la biodiversità sta soffrendo in seguito ai cambiamenti climatici.”

Gli studiosi hanno analizzato in particolare il coleottero della farina rossa (Tribolium castaneum) esponendolo a varie ondate di calore della durata di vari giorni, con picchi di temperatura superiori dai 5 ai 7° al di sopra del valore termico ottimale per l’esistenza di questi insetti.
In seguito hanno analizzato lo sperma di questi animali e la loro qualità riproduttiva trovando che, sostanzialmente, il calore uccideva sperma riducendone la stessa produzione di circa tre quarti.

Le femmine, invece, non erano influenzate dal calore se non per il fatto che lo stesso sperma veniva danneggiato anche quando, a seguito dell’inseminazione, si trovava all’interno dei tratti riproduttivi femminili.
Secondo Kirs Sales, un altro dei ricercatori impegnati nello studio, “Gli insetti in natura sono soggetti a più ondate di calore, cosa che potrebbe diventare un problema per la produttività della popolazione se la riproduzione maschile non può adattarsi o recuperare”.

Naturalmente problemi riproduttivi negli insetti, e l’eventuale calo della loro popolazione, potrebbero poi ripercuotersi a catena su altre specie con gravi danni che potrebbero diventare poi poco stimabili.

Fonti e approfondimenti

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