Cani lupo si diffondono sempre più accelerando l’estinzione dei lupi

Un cane lupo, ossia un ibrido tra un cane e un gruppo (credito: CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

I branchi di cani lupo possono mettere in seria difficoltà e addirittura favorire l’estinzione dei lupi secondo un nuovo studio prodotto da ricercatori dell’unicità di Exeter.
I cani lupo, incroci tra cani e lupi, potrebbero in effetti scacciare i lupi da molte regioni d’Europa, riducendo ancor di più i loro habitat, fino ad accelerarne l’estinzione.

L’ibridazione stessa tra i cani e lupi è stata perlopiù guidata dalle attività umane. Gli esseri umani hanno distrutto gli habitat dei lupi e hanno favorito una diffusione sempre più ampia dei cani nell’ambiente naturale, cosa che ha portato ad incroci tra le due specie sempre più frequenti.

Lo studio si è avvalso delle opinioni di oltre 40 scienziati ed esperti sull’argomento, la maggior parte dei quali concordi sul fatto che si tratti di un problema anche se non tutti concordano sui metodi da utilizzare per affrontarlo.
Non tutti sono d’accordo, per esempio, sulla rimozione forzata dei cani in libertà o sul fatto che debbano essere tenuti rinchiusi in apposite strutture oppure sterilizzati se non addirittura soppressi.

L’autore principale dello studio, Valerio Donfrancesco, ricercatore del Centre for Ecology and Conservation dell’Università di Exeter, dichiara che questi disaccordi “sono emersi da valori etici divergenti tra scienziati di diversa estrazione, come ecologi e genetisti, dalla mancanza di dati sull’efficacia dei diversi interventi e dalla preoccupazione di alcuni scienziati che, a livello pratico, consentire la rimozione degli ibridi potrebbe aprire una scappatoia legale per l’uccisione dei lupi”.

Secondo l’altro autore dello studio, Paolo Ciucci, dell’Università Sapienza di Roma, nonostante la situazione sia effettivamente complessa, vi sono comunque di margini per un consenso “se ulteriori ricerche affronteranno questioni di attualità come l’efficacia e la fattibilità delle misure di controllo e la loro accettabilità sociale”.
Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution.

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