Cannabidiolo riduce aggressività indotta da isolamento sociale nei topi

Il cannabidiolo si rivela utile per ridurre l’aggressività, in particolare quella indotta dall’isolamento: è questo il risultato ottenuto da un gruppo di studio della scuola medica Ribeirão Preto dell’Università di San Paolo (FMRP-USP) quando hanno eseguito degli esperimenti sui topi.
I risultati sono stati pubblicati su Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry.

Aggressività indotta dall’isolamento

I ricercatori hanno preso in considerazione l’aggressività indotta dall’isolamento, un modello comportamentale classico che viene usato negli esperimenti scientifici, come ricorda Francisco Silveira Guimarães, il ricercatore che ha condotto lo studio.
Questo livello di aggressività può essere attenuato negli esseri umani con la somministrazione di farmaci ansiolitici, antidepressivi o antipsicotici.

Esperimenti con i topi

I ricercatori hanno eseguito i propri esperimenti dividendo i topi in quattro gruppi, ognuno formato da un numero di topi che andava da sei a otto. I topi erano tutti maschi e ogni gruppo assumeva dosi diverse di cannabidiolo. Un quinto gruppo era quello di controllo, ossia quello che non assumeva alcuna sostanza.
I ricercatori notavano che i gruppi che assumevano il cannabidiolo si comportavano in maniera meno aggressiva quando venivano isolati ma solo fino ad una certa quantità oltre la quale dosi più elevate non determinavano una maggiore diminuzione dell’aggressività.

Cannabidiolo attiva due recettori, 5-HT1A e CB1

Secondo i ricercatori il cannabidiolo attiva due recettori, il 5-HT1A, il responsabile degli effetti della serotonina, e il CB1, il responsabile degli effetti degli endocannabinoidi, come specifica lo stesso Guimarães.

Utilizzo su umani? Presto per dirlo

Naturalmente è presto per poter dire se questa sostanza possa essere utilizzata anche per abbassare i livelli di aggressività e in generale per le varie patologie mentali che vedono questo comportamento come quello principale anche per gli esseri umani anche perché gli stessi ricercatori non sanno ancora con dettaglio come i recettori 5-HT1A e CB1 influenzano il livello di aggressività nei topi.

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