Cannibalismo tra orsi delle caverne scoperto tramite analisi di resti di ossa

I ricercatori hanno analizzato vari resti di ossa di orsi delle caverne nel sito di Cueva del Toll, nei pressi di Barcellona (credito: R. Blasco et al)
I ricercatori hanno analizzato vari resti di ossa di orsi delle caverne nel sito di Cueva del Toll, nei pressi di Barcellona (credito: R. Blasco et al)

Sarebbero comportamenti cannibalistici quelli individuati da un team di ricerca del National Center for Research on Human Evolution (CENIEH) dopo che hanno studiato alcuni resti ossei di orsi delle caverne (Ursus spelaeus) nel sito paleolitico di Cova del Toll, nei pressi di Barcellona, Spagna.
Eseguendo l’analisi e raffrontando i dati delle osservazioni con quelli dell’attuale orso bruno (Ursus arctos) dei Pirenei, i ricercatori si sono soffermati soprattutto su una particolare modificazione ossea denominata “peeling” che viene descritta da Ruth Blasco, una delle ricercatrici impegnate nello studio: “Quando gli ursidi consumano carcasse complete, di solito usano le zampe anteriori come se fossero mani, premendo e flettendo le gabbie toraciche degli animali fino a fratturare alcune costole e vertebre nel tentativo di accedere alle viscere”.

Queste modificazioni ossee sono state individuate su vari resti, tra cui vertebre e costole, dell’orso delle caverne. Secondo i ricercatori queste modificazioni possono essere state prodotte solo dagli stessi orsi delle caverne oppure dagli esseri umani (con appositi strumenti di taglio fatti con pietre affidate). Esclusi gli esseri umani, i ricercatori hanno concluso che deve trattarsi di casi di cannibalismo tra gli stessi orsi.
Nello specifico gli orsi delle caverne, dopo essere rimasti ibernati in letargo nelle grotte insieme a più individui, una volta svegliatisi, con il pressante bisogno di acquisire subito importanti nutrienti, probabilmente cominciavano immediatamente a consumare i cadaveri degli orsi che non erano riusciti a superare il processo del letargo, come spiega Jordi Rosell, ricercatore dell’Università Rovira i Virgili (URV) e dell’Istituto catalano di paleoecologia umana ed evoluzione sociale (IPHES).

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno usato anche i dati di uno studio del 2014 condotto da Maite Arilla in cui venivano descritti i comportamenti per l’acquisizione del cibo degli orsi bruni dei Pirenei a seguito delle analisi di varie carcasse e proprio queste analisi, anche in questo studio, mostravano che il fenomeno del “peeling” era uno di quelli principali per spiegare alcune delle principali modificazioni delle ossa assiali, ossia quelle delle vertebre delle costole.

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