Capsula ingeribile raccoglie batteri da ogni zona dell’intestino e fuoriesce con le feci

La capsula creata dai ricercatori può raccogliere batteri dal intestino per poi fuoriuscire con le feci (credito: canale YouTube di Purdue Engineering)

Un dispositivo che può essere ingerito e che cattura batteri del nostro intestino che poi possono essere analizzati laboratorio è stato costruito da un team di ricercatori dell’Università Purdue.
Attualmente si utilizzano metodi come la colonoscopia per studiare i batteri intestinali ma quelli reperiti attraverso questo metodo sono solo piccoli campioni e i medici non sanno mai precisamente da dove provengano all’interno dell’apparato digerente.
Il nuovo strumento ideato da ricercatori della Purdue può essere ingoiato e può prelevare batteri non solo da colon ma anche dall’esofago, dallo stomaco, dal pancreas, dal fegato, dalla cistifellea, dal intestino tenue e dall’intestino retto.

Dunque puro prelevare campioni di batteri in qualunque zona dell’intestino, una cosa prime impossibile, come spiega Rahim Rahimi, uno professore di ingegneria dei materiali che ha partecipato al progetto.
Il dispositivo è fatto come una piccola capsula, senza batterie, e, una volta ingoiato, attraversa passivamente l’intestino.
Il prototipo, che secondo il ricercatore ha un costo bassissimo, è descritto in uno studio pubblicato su RSC Advances e in un video apparso su YouTube.

La capsula è fatta con lo stesso tipo di resina che si utilizza negli impianti dentali, un materiale dunque non tossico. Una volta esposto ad un certo livello di pH, livelli che possono cambiare a seconda della posizione nell’intestino, il cappuccio biodegradabile si dissolve.
Un idrogeno contenuto nella capsula comincia ad espandersi raccogliendo il liquido intestinale circostante che contiene batteri. La stessa pressione del liquido alla fine chiude l’apertura della capsula. Quest’ultima poi può essere espulsa tramite la materia fecale, prelevata e, una volta svitato il coperchietto, si possono analizzare i batteri raccolti.
Gli scienziati della Purdue hanno già brevettato la tecnologia.

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