Carbonio radioattivo dei test nucleari trovato in esseri delle profondità oceaniche

Hirondellea gigas, uno degli esseri viventi chi vive a migliaia di metri di profondità nella Fossa delle Marianne che ha assimilato il carbonio radioattivo dei test nucleari (credito: Daiju Azuma, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons)

Un nuovo studio apparso su Geophysical Research Letters rimarca quanto i test nucleari effettuati nei decenni passati abbiano lasciato il proprio marchio sull’ambiente. Secondo questa nuova ricerca, il carbonio radioattivo rilasciato durante i test nucleari effettuati nel XX secolo si sarebbe depositato anche sulle zone più profonde dell’oceano e finanche negli esseri viventi.

I ricercatori hanno infatti trovato tracce di carbonio radioattivo, lasciate sicuramente dai test delle bombe nucleari, nei tessuti muscolari di vari crostacei che abitano le fosse oceaniche di varie zone profonde degli oceani della Terra, tra cui la Fossa delle Marianne, il punto oceanico più profondo in assoluto.

Secondo gli studiosi i crostacei che vivono questa grande profondità si sono nel corso degli anni nutriti della materia organica e degli esseri viventi provenienti dalle zone superficiali. Questi ultimi hanno assimilato il carbonio radioattivo delle bombe nelle proprie molecole già dalla fine degli anni 50.
Questo risultato mostra quanto l’inquinamento prodotto dagli esseri umani, e in particolare quello risultante dai test delle bombe nucleari, possa irrimediabilmente penetrare nell’ambiente e restarci per decenni entrando nella catena alimentare.

“C’è un’interazione molto forte tra la superficie e il fondo, in termini di sistemi biologici, e le attività umane possono influenzare i biosistemi anche fino a 11.000 metri, quindi dobbiamo stare attenti ai nostri comportamenti futuri”, dichiara Weidong Sun, geochimico all’Accademia cinese delle scienze di Qingdao, in Cina, uno degli autori dello studio insieme a Ning Wang.

Il carbonio ritrovato all’interno dei corpi di questi esseri viventi è quello prodotto dai test delle armi termonucleari condotti soprattutto negli anni 50 e 60 quando la quantità di carbonio-14 presente nell’atmosfera venne raddoppiata dall’azione dei neutroni rilasciati dalle bombe che reagirono con l’azoto nell’aria.

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