Cardiomiopatia peripartum, diagnosticarla in tempo, anche prima del parto, è essenziale secondo studio

Diagnosticare la cardiomiopatia peripartum (PPCM) in tempo, durante la stessa gravidanza o comunque entro un mese dal parto, può rivelarsi molto importante per ottenere risultati migliori dalle terapie secondo uno studio condotto da ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università della Pennsylvania.
Gli stessi ricercatori sottolineano quanto sia importante aumentare la consapevolezza nonché il livello di monitoraggio dei sintomi della insufficienza cardiaca tra le donne in gravidanza.

Cos’è la cardiomiopatia peripartum

La cardiomiopatia peripartum è una condizione che colpisce una donna incinta su 2000 negli Stati Uniti. Relativamente rara, può essere potenzialmente pericolosa a causa del livello di insufficienza cardiaca a cui può portare e che è causata soprattutto dall’indebolimento del muscolo cardiaco, in particolare durante l’ultimo mese della gravidanza o nei primissimi mesi dopo il parto.

Circa il 13% delle pazienti che hanno sviluppato questa condizione presenta poi, dopo il parto, una disfunzione cardiaca persistente che, nei casi più gravi, può richiedere un trapianto di cuore o l’innesto di una pompa meccanica per far sì che il ventricolo sinistro del cuore riesca a pompare il sangue necessario.

Importante diagnosticarla in tempo, anche prima del parto

Secondo i ricercatori le donne a cui la cardiomiopatia peripartum viene diagnosticata durante la gravidanza avanzata o entro un mese dal parto presentano probabilità sensibilmente maggiori di ripristino di una normale funzionalità cardiaca e in generale risultati migliori rispetto a quelle donne a cui la stessa condizione stata diagnosticata nel periodo post-partum.

I ricercatori hanno utilizzato i dati 220 donne a cui era stata diagnosticata questa condizione.
Secondo i risultati ottenuti dai ricercatori, le donne a cui veniva diagnosticata la cardiomiopatia peripartum più di un mese dopo il parto mostravano tassi di recupero più bassi.
Una diagnosi precoce può dunque aiutare a prevenire risultati negativi e ad accelerare il recupero, soprattutto nelle donne di colore.

Tassi di recupero più bassi nelle donne di colore

Secondo lo studio che i ricercatori hanno condotto e che è stato pubblicato su Hypertension , infatti, sembra esserci una disparità per quanto riguarda le pazienti bianche e quelle nere a cui è stata diagnosticata la cardiomiopatia peripartum.
“I nostri risultati dimostrano che esistono importanti disparità razziali non solo nei risultati dei pazienti con PPCM, ma nei tempi di diagnosi e livello basale della funzione cardiaca”, spiega Jennifer Lewey, una delle ricercatrici impegnate nello studio.
Secondo i ricercatori, le donne di colore sembrano mostrare solo la metà delle probabilità di tornare ad una normale funzionalità del cuore rispetto alle donne bianche.

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