C’è un pesce che sta proliferando grazie al deterioramento delle barriere coralline

Un pesce pappagallo della specie Cetoscarus ocellatusnei pressi della Grande Barriera Corallina (credito: Electric Images - Flickr, CC BY-SA 2.0 secondo via Wikimedia Commons)

Di solito quando si parla di deterioramento della barriera corallina si fa accenno agli effetti negativi sugli habitat dei pesci e degli animali marini. Un gruppo di ricercatori dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS) ha scoperto però che esiste un pesce che sta sfruttando a proprio vantaggio lo stesso deterioramento della barriera corallina per moltiplicarsi e diffondersi sempre di più.

La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori guidati da Brett Taylor che hanno esaminato in dettaglio le popolazioni di pesci in aree marine in cui sono presenti barriere coralline fortemente “sbiancate”: la Grande Barriera Corallina, situata nella Pacifico occidentale, e l’arcipelago di Chagos, collocato invece nell’oceano Indiano.
Si tratta di siti distanti 8000 km che mostrano però lo stesso fenomeno, quello del cosiddetto “sbiancamento”, ossia una risposta dei coralli dovuta allo stress a sua volta causato dalle temperature del mare più elevate.

In queste aree gli scienziati hanno scoperto che i pesci pappagallo, un gruppo di varie decine di specie di pesci appartenenti alla famiglia degli scaridi (Scaridae) che vivono proprio nei pressi delle barriere coralline, stanno mostrando un aumento delle popolazioni ed un aumento delle dimensioni corporee rispetto ai pesci che vivono nei pressi di barriere coralline non sbiancate.
Ciò desta stupore in quanto tutte le altre specie di pesci e animali marini che vivono nei pressi di barriere coralline sbiancate sono invece in netto declino e in generale in difficoltà.

Secondoi ricercatori ciò è dovuto al particolare metodo con il quale il pesce pappagallo si procura da mangiare: con il suo classico becco raschia i microrganismi dai coralli e il fatto che questi ultimi risultino più danneggiati e sostanzialmente più facilmente “raschiabili”, li sta facilitando.
Inoltre gli stessi microrganismi, soprattutto microalghe e cianobatteri, quando è in corso il fenomeno di sbiancamento, si moltiplicano sullo strato esterno fornendo un maggior quantitativo di cibo al pesce pappagallo.

Il risultato è che quando le barriere coralline cominciano a danneggiarsi, il numero dei pesci pappagallo aumenta parallelamente, un feedback che è considerato dagli stessi ricercatori come una parte integrante dell’ecologia della stessa barriera corallina.
Ma non si tratta di un effetto negativo per le barriere coralline, come hanno rilevato gli stessi scienziati: con la loro azione di ricerca del cibo, i pesci pappagallo favoriscono la crescita dei coralli e la soppressione delle stesse alghe che altrimenti prolifererebbero con effetti dannosi. Lo studio è stato pubblicato su Global Change Biology.

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