Cedimento del suolo danneggerà più di 630 milioni di persone entro 2040

Credito: Gianni Crestani, Pixabay, 533541

Entro il 2040 saranno 635 i milioni di persone in tutto il mondo che saranno minacciati o che comunque resteranno danneggiate dall’affondamento della superficie del suolo secondo un nuovo modello sviluppato dallo scienziato Gerardo Herrera Garcia. Si parla del 19% della popolazione mondiale.
Il fenomeno in questione, detto anche subsidenza o subsistenza, vede il suolo affondare, più o meno improvvisamente oppure molto gradualmente e dunque scendere di livello. Spesso è causato da processi naturali ma in questo caso i ricercatori puntano il dito soprattutto sulle attività umane, come quelle che si mettono in atto per procurarsi l’acqua dal sottosuolo.

Questo studio potrebbe rappresentare “un primo passo fondamentale verso la formulazione di politiche efficaci di cedimento del suolo che mancano nella maggior parte dei paesi del mondo”, come spiegano gli stessi autori dello studio.
Questi ultimi hanno in effetti analizzato diversi studi precedenti, alcuni vecchi decenni, su questo fenomeno accorgendosi che il cedimento del suolo, in parte procurato proprio dall’esaurimento delle acque sotterranee, è un fenomeno che interessa almeno 34 paesi e 200 località diverse.

Ma si tratta di un fenomeno, secondo gli stessi ricercatori, che diverrà ancora più diffuso assumendo caratteristiche globali e coinvolgendo buona fetta della popolazione mondiale, cosa che di certo non accelererà la crescita economica, anzi avrà un impatto molto grande sui prodotti interni lordi dei paesi coinvolti.
In molte parti del mondo si verificheranno sempre di più fenomeni come improvvisi cedimenti del suolo e relativi danni che naturalmente saranno maggiori nelle aree più abitate.

Attualmente non ci sono veri e propri modelli di prevenzione ma quello che si fa è monitorare in maniera costante le aree più ad alto rischio per prendere eventuali contromisure.
A soffrire di più, secondo il modello dei ricercatori, saranno quelle aree che già oggi soffrono del cosiddetto “stress idrico”, ossia quelle aree in cui la popolazione ha maggiormente bisogno di acqua. Secondo il modello la maggior parte di queste aree a rischio si trova in Asia.

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