Celastrolo, ecco come contrasta l’obesità e porta a perdita di peso

Gli effetti positivi sull’obesità del celastrolo (in lingua inglese “celastrol”), un composto chimico conosciuto anche come tripterina e isolato dagli estratti delle radici di Tripterygium wilfordii, una pianta conosciuta anche come “pianta del dio del tuono” (thunder god vine) utilizzata nella medicina cinese tradizionale, sono già stati dimostrati da diverse ricerche, effettuate anche sui topi.
Su questi ultimi, questo farmaco frena di quasi l’80% l’assunzione di cibo e produce fino al 45% di perdita di peso.

Questo perché il celastrolo aumenta i livelli di sensibilità del cervello alla leptina, l’ormone che ha il compito di regolare la sazietà. Un nuovo studio, pubblicato su Nature Medicine e condotto da Umut Ozcan del Boston Children’s Hospital, mostra che il celastrolo agisce grazie ad una via di segnalazione pro-infiammatoria e aumenta le quantità di IL1R1, un recettore che può essere considerato come il vero “artefice” delle azioni metaboliche del celastrolo, in primis il contrasto all’obesità tramite un allentamento della fame.

Questo recettore si rivela infatti fondamentale per la sensibilità alla leptina tanto che l’effetto antiobesità del celastrolo viene completamente annullato se questo recettore viene eliminato.
Inoltre, con IL1R1 eliminato o in quantità più piccole, i topi, durante gli esperimenti, perdevano anche altri benefici a livello metabolico come ad esempio il controllo dell’insulino-resistenza, importante per contrastare l’insorgere del diabete di tipo 2.

La scoperta del nuovo recettore IL1R1 offre dunque nuove opzioni per quanto riguarda il trattamento dell’obesità; lo stesso celastrolo sta fornendo risultati sempre più incoraggianti nelle sperimentazioni effettuate sugli animali ma se dovesse rivelarsi non adeguato per gli esseri umani, si potrebbe prendere in considerazione, eventualmente, un utilizzo diretto o comunque uno sfruttamento del recettore IL1R1.

Fonti e approfondimenti

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