Cellule del cancro si autodistruggono grazie a nuova nanoparticella che fa da cavallo di Troia

Rappresentazione grafica di due approcci che sembrano avere lo stesso risultato, il primo è quello convenzionale con la privazione dei nutrienti necessari per le cellule cancerose, il secondo quello con le nuove nanoparticelle (credito: DOI: 10.1002/smll.202003757 - Small - Wiley Online Library)

Cellule tumorali uccise, durante esperimenti in laboratorio, grazie ad una sorta di “cavallo di Troia”: è quanto si legge in un nuovo comunicato che presenta i risultati di un nuovo studio apparso sulla rivista Small.
I ricercatori dell’Università Tecnologica Nanyang di Singapore hanno infatti usato nuovo metodo che vede l’utilizzo di una nanoparticella la quale viene rivestita di L-fenilalanina, un amminoacido. Si tratta di un amminoacido essenziale per le cellule cancerose che non viene prodotta dal corpo umano e che deve essere assimilata tramite gli alimenti, di solito da latticini e carne.

Precedentemente alcuni studi avevano suggerito che la crescita del cancro può essere contrastata, a volte anche prevenuta, letteralmente “affamando” le cellule tumorali facendo mancare loro gli aminoacidi essenziali. Proprio per questo secondo alcuni approcci il digiuno o diete particolari prive di altrettanto particolari proteine sono metodi in alcuni casi praticabile per contrastare il cancro.
Si tratta però di idee regimi dietetici molto rigidi che possono causare forti perdite di peso e perdita muscolare e che soprattutto non possono essere adattati a tutti i pazienti.

I ricercatori dell’istituto di Singapore hanno però escogitato un nuovo approccio: hanno creato una nanoparticella di silice, sicura per il corpo perché riconosciuta tale anche dalla Food and Drug Administration statunitense, e l’anno rivestita con L-fenilalanina. Durante esperimenti laboratorio con i topi, questa nanoparticella riusciva ad uccidere le cellule cancerose in maniera efficace e specifica inducendole ad autodistruggersi.
Con un diametro di soli 30 nanometri, la nanoparticella, denominata “NanoscopicphenylalaninePorousAminoAcidMimic”, abbreviata con un più accessibile “Nano-pPAAM”, potrebbe rinvigorire la speranza di futuri approcci al cancro con le nanoterapie.

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