Cellule dell’occhio che regolano ritmo circadiano scoperte da scienziati

Un tipo di cellula presente presenti nell’occhio che risulta determinante per favorire il sonno nel corso della notte e in generale per il riconoscimento da parte del corpo dei ritmi circadiani è stato scoperto da un gruppo di ricercatori del Salk Institute che ha pubblicato uno studio su c.

Secondo i ricercatori, queste cellule sono capaci di rilevare la luce e di “allineare” lo stesso ritmo circadiano del cervello con la luce ambientale. Si tratta delle cellule gangliari della retina intrinsecamente fotosensibili (intrinsically photosensitive retinal ganglion cell, ipRGC) e, secondo gli stessi ricercatori , possono avere implicazioni pesanti sulla salute.

Lo stesso ritmo circadiano si sta rivelando, con ricerche effettuate negli ultimi anni, sempre più importante: regola il ritmo giorno-notte del corpo e, se irregolare, può scatenare varie patologie, in primis l’insonnia, che possono poi a loro volta portare a malattie o ad altre patologie più gravi.
Il discorso diventa ancora più importante se pensiamo a quest’epoca, un periodo in cui passiamo maggior parte della nostra vita all’interno di strutture chiuse dove la luce naturale non è più determinante e viene utilizzata perlopiù la luce artificiale in ogni orario.

Se si pensa che per centinaia di migliaia o milioni di anni gli esseri umani, e i loro antenati, sono vissuti sostanzialmente con la luce del giorno e con l’oscurità quasi completa durante la notte, uno stravolgimento del genere, avvenuto perlopiù nelle ultime migliaia di anni ma in maniera più intensiva negli ultimi 150 anni con l’utilizzo dell’energia elettrica per l’illuminazione, deve aver avuto per forza di cose delle nette conseguenze anche sul corpo e sugli stessi ritmi circadiani.

Dunque comprendere come le ipRGC rispondono alla quantità, alla durata e alle sequenze della luce può essere molto utile, per esempio, per progettare nuove tecnologie di illuminazione, in particolare in quegli ambienti in cui ci sono soggetti più sensibili come nelle sezioni neonatali degli ospedali, nei centri di assistenza, nelle scuole o anche in altri luoghi pubblici quali fabbriche, ospedali, uffici, case di riposo, eccetera, come spiega molto chiaramente Satchidananda Panda, autore senior dello studio.

Le ipRGC erano già state identificate in precedenza nelle retine dei topi ma questa è la prima volta che se ne segnala la presenza anche nell’uomo.
I ricercatori hanno utilizzato un particolare metodo per mantenere sani e funzionali i campioni diretina dopo che questi erano stati prelevati dai corpi di esseri umani a seguito della morte.

Hanno potuto analizzare questi campioni con speciali elettrodi per capire come reagivano alla luce testando anche varie sequenze, vari livelli di intensità e vari colori.
Tra l’altro hanno confermato che queste cellule sembrano “intrinsecamente fotosensibili” e in generale più sensibile alla luce blu, la luce che viene di solito utilizzata nella maggior parte dei LED che vediamo in giro e negli schermi dei nostri dispositivi, da quelli per il computer fino a quelli dei dispositivi mobili o degli smartphone.

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