
Gli ictus cerebrali possono causare danni irreversibili al cervello e rappresentano una delle principali cause di morte e disabilità permanenti. Nonostante ciò, i processi cellulari che si attivano dopo un infarto cerebrale rimangono poco compresi. Una recente ricerca condotta dal MedUni Vienna, pubblicata su Nature Communications[1] , ha fatto significativi passi avanti nella comprensione di queste complesse reazioni cellulari. Il team, guidato da Daniel Bormann, Hendrik J. Ankersmit e Michael Mildner, ha utilizzato la tecnica del sequenziamento dell’RNA a singola cellula per analizzare le risposte di diverse tipologie cellulari nel cervello di modelli animali.[2]
Focus on glial cells
Gli scienziati si sono concentrati in particolare su due tipi di cellule gliali: gli astrociti e gli oligodendrociti. Queste cellule, fondamentali per molte funzioni cerebrali, mostrano una risposta significativa nella fase acuta dopo un ictus. Mentre è già noto che gli astrociti si dividono rapidamente e si accumulano attorno all’area infartuata, lo studio ha rivelato che anche le cellule precursori degli oligodendrociti si dividono e si concentrano ai margini del tessuto nervoso danneggiato. Questa scoperta suggerisce che entrambe le tipologie cellulari giocano un ruolo cruciale nella formazione di una barriera protettiva attorno all’area infartuata.[2]
New therapeutic insights
Un’altra scoperta chiave è l’interazione tra le cellule immunitarie e quelle gliali. Le microglia e i macrofagi, cellule immunitarie presenti nei pressi dell’infarto, rilasciano una molecola segnalatrice chiamata osteopontina. Questa molecola sembra avere un ruolo fondamentale nell’orientare le cellule gliali verso il bordo dell’infarto, dove sono necessarie per isolare il tessuto danneggiato da quello sano. Bormann sottolinea che questa descrizione dell’interazione tra cellule immunitarie e gliali contribuisce significativamente alla comprensione dei processi di rigenerazione del tessuto nervoso post-ictus.[2]
Questi risultati potrebbero rappresentare una risorsa preziosa per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mirate, un’area di ricerca che fino ad ora ha visto pochi progressi significativi.

