Cellule immunitarie si “consultano” tra loro prima di intervenire

Le cellule immunitarie si riuniscono e si coordinano tra loro per decidere come intervenire (credito: Northwestern University)

Le cellule del sistema immunitario umano consultano le cellule vicine prima di prendere una decisione in relazione alla reazione più fruttuosa da mettere in atto: è questa la scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori della Northwestern University e della University of Washington.
Quest’ultimi hanno scoperto che quando le stesse cellule immunitarie arrivano sul punto dell’infezione cominciano a “contare” le cellule vicine prima di innescare una reazione immunitaria.

Questa scoperta potrebbe essere di utilità per nuove terapie onde curare tutte le malattie autoimmuni croniche o anche per disabilitare o cambiare il tipo di reazione dello stesso sistema immunitario nel caso del cancro.
Come spiega Joshua Leonard, ricercatore della Northwestern, si tratta di un aspetto che non era stato mai riconosciuto prima per quanto riguarda la funzione immunitaria: “Le cellule prendono una decisione coordinata. Non si attivano in modo uniforme, ma decidono collettivamente quante cellule si attiveranno, in modo che insieme il sistema possa respingere una minaccia senza reagire in modo pericoloso”.

D’altronde le risposte immunitarie sono basilari e possono decretare anche la vita e la morte di un individuo se la stessa risposta risulta eccessiva oppure non sufficiente. In particolare se risulta eccessiva si può morire per shock settico, Ad esempio nel corso di un’infezione batterica, mentre se non è sufficiente si muore perché la stessa infezione può diffondersi a campo libero sempre di più. Si tratta di un equilibrio importantissimo che è alla base della vita stessa.

I ricercatori hanno analizzato soprattutto come i macrofagi, un tipo di cellula immunitaria considerabile come “prima linea” di difesa contro infezioni e malattie, rispondono alle sostanze chimiche prodotte dai batteri.
Si sono poi rivolti ai computer per creare modelli computazionali onde spiegare le stesse osservazioni.

“Nel corso del tempo, le cellule osservano l’ambiente circostante per avere un’idea dei vicini”, rivela Joseph Muldoon, altro ricercatore impegnato nello studio. “Ogni cellula diventa pronta a rispondere come alto attivatore o meno. Ora che sappiamo che esiste questo livello aggiuntivo che controlla il sistema immunitario, si apre un’intera strada per studiare se ci sono nuovi obiettivi per l’immunomodulazione”.

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