Cervello umano odierno sviluppatosi prima di quanto pensato

Tomografia di un cranio di un antico Homo rinvenuto in Georgia confrontata con quella di un cranio ritrovato in Indonesia, più simile a quello umano (a destra) (credito: M. Ponce de León e Ch.Zollikofer, UZH)

Il cervello degli odierni esseri umani si è sviluppato in Africa solo 1,7 milioni di anni fa, dunque prima di quanto calcolato in precedenza, secondo un comunicato apparso sul sito dell’Università di Zurigo[1] inerente ad un nuovo studio pubblicato su Science.[2] Il team internazionale di ricercatori, guidato da Christoph Zollikofer e Marcia Ponce de León del Dipartimento di Antropologia, hanno analizzato con nuove tecniche di tomografia computerizzata, alcuni teschi fossilizzati ritrovati in Africa, in Georgia e sull’isola di Giava per giungere alla conclusione che il cambiamento che ha poi determinato la forma e la struttura del nostro cervello è avvenuto tra 1,7 e 1,5 milioni di anni fa.

Le popolazioni del genere Homo precedenti a quelle a cui sono appartenuti i teschi analizzati dai ricercatori, infatti, anche se camminavano già erette e assomigliavano a noi, avevano un cervello che era la metà, in dimensioni, di quello degli umani odierni.
L’ultimo importante cambiamento a livello di struttura e di forma di cervello sarebbe avvenuto dunque più di 1,5 milioni di anni fa negli ominidi africani, come spiega lo stesso Zollikofer. Le differenze principali del nostro cervello rispetto a quello delle grandi scimmie stanno nell’organizzazione delle singole regioni cerebrali e nella sua posizione. Si parla di regioni quali quella del lobo frontale, responsabile della pianificazione e dell’utilizzo di strutture di pensiero complesse nonché del linguaggio, come fa notare la de León.

Nel cervello umano queste aree sono molto più grandi e per fare spazio a loro le regioni adiacenti hanno cominciato a spostarsi verso la zona posteriore.
Secondo la scienziata, inoltre, è probabile che le prime forme di linguaggio si siano sviluppate proprio in questo periodo cosa che, tra l’altro, ha favorito anche la diffusione delle popolazioni di esseri umani africane in altre regioni del mondo, soprattutto nel sud-est asiatico.

Per Zollikofer non si era mai giunti a questa conclusione in passato in quanto analizzare i cervelli dei nostri antenati è sempre stato difficile. Il cervello è una parte molle del corpo, che si deteriora velocemente dopo la morte e che quindi tende a non conservarsi quasi mai sotto forma di fossile. L’unica cosa che si era potuta fare, fino ad ora, era stata dedurre le strutture cerebrali da quelle piccole e leggere tracce lasciate dalle pieghe e dai solchi dello stesso cervello sulle superfici interne dei teschi fossili, cosa ovviamente non facile e che di solito porta a poche informazioni. In questo caso, invece, i ricercatori hanno utilizzato nuove tecniche di tomografia computerizzata per colmare questo tipo di lacuna.

Note e approfondimenti

  1. UZH – Modern Human Brain Originated in Africa Around 1.7 Million Years Ago (IA)
  2. The primitive brain of early Homo | Science (IA) (DOI: 10.1126/science.aaz0032)

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