Chi mangia noci almeno due volte a settimana protegge il cuore secondo studio

Secondo una ricerca presentata oggi al congresso 2019 della Società Europea di Cardiologia (ESC), mangiare le noci almeno due volte a settimana può essere collegato ad un rischio di morire per malattie legate al sistema cardiovascolare inferiore a 17%.

Proprietà positive delle noci

Questo nuovo studio, dunque, rimarca ancora una volta le proprietà positive a livello nutrizionale delle noci, uno dei frutti più studiati in ambito accademico ma anche uno dei più consumati praticamente in ogni parte del mondo.

Noci: fonte preziosa di grassi insaturi

Secondo Noushin Mohammadifard dell’Istituto di ricerca cardiovascolare Isfahan, Iran, proprio le noci rappresentano una fonte preziosa di grassi insaturi che non forniscono troppi grassi saturi: “Hanno anche proteine, minerali, vitamine, fibre, fitosteroli e polifenoli a beneficio della salute del cuore”.

Meglio noci fresche o secche?

Lo stesso ricercatore aggiunge: “Le noci fresche crude sono le più salutari. Le noci dovrebbero essere fresche perché i grassi insaturi possono ossidarsi nelle noci stantie, rendendole dannose. Puoi capire se le noci sono rancide dal loro odore simile alla vernice e dal sapore amaro o aspro”.
Quindi meglio noci fresche che la “classica” frutta secca.

Lo studio

Lo studio si è avvalso dei dati relativi a 5432 persone adulte con un’età pari o superiore a 35 anni senza precedenti per quanto riguarda malattie cardiovascolari.
Queste persone sono state scelte in maniera casuale da varie aree dell’Iran e l’assunzione di noci varie (tra cui pistacchi, noci, mandorle, nocciole e altri semi) era stata valutata tramite questionari proposti dal 2001 al 2013 ogni due anni.

I risultati

Secondo i risultati ottenuti dal ricercatore, chi mangiava le noci due o più volte a settimana vedeva un rischio inferiore del 17% di mortalità dovuta a problemi cardiovascolari rispetto a chi consumava noci una volta ogni due settimane.

Naturalmente lo stesso ricercatore ha considerato anche altri fattori tra cui età, attività fisica, fumo, eccetera.
Il collegamento, nonostante questi fattori, risultava comunque forte.
Lo studio, presentato al congresso cardiologico, è intitolato “Nut consumption, the risk of cardiovascular disease and all-cause mortality: Isfahan Cohort Study”.

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