
Chi valuta il proprio livello di sonno come non ottimale tende anche a sentirsi più anziano e a percepire l’invecchiamento, sia quello mentale che fisico, in maniera più negativa rispetto a chi invece valuta il proprio sonno più positivamente. È la conclusione raggiunta da Serena Sabatini, ricercatrice dell’Università di Exeter, che in un comunicato apparso oggi sullo stesso sito dell’università inglese, spiega che ci sono persone che possono avere una percezione più negativa, rispetto ad altre, del proprio invecchiamento e ciò può a sua volta ripercuotersi non solo sulla salute mentale, ma anche su quella fisica.[1]
È quindi importante capire cosa rende queste persone più deboli psicologicamente in relazione all’avanzare degli anni perché questo sembra avere delle conseguenze nette anche sul livello della salute. La ricercatrice crede che indagare ancora di più sulle difficoltà relative al sonno possa essere utile per promuovere una percezione migliore del proprio invecchiamento.
La ricercatrice è giunta a questa particolare conclusione analizzando le risposte di 4482 persone con un’età dai 50 anni in su. Le risposte venivano date online e gli stessi partecipanti dovevano compiere anche dei test cognitivi regolari sul proprio stile di vita.[1]
I ricercatori notavano che spesso i partecipanti commentavano la propria relazione con il sonno e come questa influiva sul fatto che si sentissero “più vecchi”. Proprio a causa di questi commenti, la ricercatrice eseguiva altri test con ulteriori domande che riguardavano specificatamente il sonno. Le domande vertevano sugli eventuali cambiamenti negativi legati all’età eventualmente avvertiti dagli stessi partecipanti, come una memoria più scarsa, una dipendenza maggiore dagli altri, più scarse motivazioni, eccetera. Questa seconda serie di domande verteva anche sulla qualità del sonno. A queste domande i partecipanti dovevano rispondere due volte a distanza di un anno.[1]
I risultati sono stati pubblicati in uno studio apparso su Behavioral Sleep Medicine intitolato “Associazioni trasversali e longitudinali tra difficoltà soggettive del sonno e auto-percezioni dell’invecchiamento”.[2]


