Chiarito mistero del glitch nelle stelle di neutroni

Le stelle di neutroni sono le stelle più dense dell’universo (se non si considerano i buchi neri delle stelle) e ruotano molto velocemente nonché regolarmente.

Almeno di solito: una piccola percentuale di esse, infatti, mostra un misterioso comportamento che gli scienziati hanno denominato “glitch”: alcune porzioni dell’interno della stella si spostano verso l’esterno e ciò sembra permettere alle stesse stelle di ruotare più velocemente per brevi periodi.

In un nuovo studio, pubblicato su Nature Astronomy, un gruppo di ricercatori ha analizzato proprio una di queste stelle, la Pulsar delle Vele, una stella di neutroni distante circa mille anni luce da noi.
Questa è una delle stelle di neutroni più note non solo perché fa parte di quel 5% di pulsar con il “glitch” ma anche perché questa “anomalia” si verifica ogni tre anni, cosa che ne permette uno studio più approfondito, nonostante la causa di questa caratteristica non sia stata mai realmente spiegata dagli astronomi.

Analizzando i dati delle osservazioni effettuate dai telescopi, i ricercatori hanno innanzitutto confermato il glitch in quanto la stella ha iniziato ad un certo punto a girare più velocemente prima di rallentare di nuovo.
Sono poi riusciti ad analizzare indirettamente anche l’interno della stella scoprendo una particolare zuppa di neutroni superfluidi nello strato interno della crosta, come riferisce Paul Lasky, uno degli autori dello studio.

Questa zuppa si muove verso l’esterno colpendo la crosta esterna e facendola roteare più velocemente. A questa prima fase ne segue una seconda che vede un’altra zuppa di superfluido che raggiunge la prima, momento durante il quale viene ristabilita la normale rotazione della stella.
Non si tratta della soluzione dell’enigma ma in ogni caso questo studio fornisce importanti informazioni per ispirare studi futuri su questo misterioso glitch che caratterizza alcune stelle di neutroni.

Rappresentazione grafica degli strati interni di una stella di neutroni (credito: Carl Knox)

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