Cibo di fast-food collegato a più disturbi del sonno nei ragazzi

Credito: David Z, Pixabay, 207295

Un consumo troppo alto del cosiddetto “cibo spazzatura” può interferire con la qualità del sonno degli adolescenti secondo uno studio condotto da Asad Khan, ricercatore della UQ School of Health and Rehabilitation Sciences dell’Università del Queensland. Lo studio ha esaminato le diete malsane da “fast-food” in collegamento con vari disturbi del sonno tutti a loro volta collegati con lo stress negli studenti delle scuole superiori provenienti da 64 paesi per un totale di 175.261 studenti di età compresa tra 12 e 15 anni.

Di tutti gli adolescenti analizzati, il 7,5% riportava disturbi del sonno collegati allo stress, disturbi più comuni nelle femmine. Gli stessi disturbi del sonno tendevano ad aumentare con consumi più frequenti di bibite gassate, cosa spiegabile nel fatto che contengono caffeina, ma anche nel cibo proveniente dai fast-food, quello con un alto contenuto di calorie ma con un quantitativo di nutrienti relativamente basso.

Secondo quanto spiega il ricercatore, quegli adolescenti che erano soliti bere più di tre bevande gassate al giorno mostravano una probabilità maggiore del 55% dimostrare disturbi del sonno rispetto a quei ragazzi che invece bevevano una sola bevanda al giorno.
Lo stesso ricercatore scopriva che i ragazzi maschi che mangiavano nei fast-food più di quattro giorni ogni settimana, mostravano una probabilità maggiore del 55% di andare incontro a disturbi del sonno rispetto ai ragazzi maschi che invece mangiavano nei fast-food solo una volta settimana.
Nelle ragazze le probabilità risultavano ancora più alte.

Questa associazione, ossia quella tra mangiare regolarmente nei fast-food e i disturbi del sonno, risultava più consistente nei paesi a più alto reddito con le ragazze che mostravano gli effetti peggiori per quanto riguarda i problemi sonno.
“Poiché i disturbi del sonno legati allo stress erano più comuni tra le ragazze rispetto ai ragazzi, le ragazze dovrebbero essere un gruppo target prioritario per gli interventi associati che potrebbero mirare alla gestione dello stress e alla qualità del sonno”, spiegano i ricercatori.

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