Cicli di marea per prevedere eruzioni vulcaniche, secondo studio si può

Secondo un nuovo studio, potrebbe essere plausibile analizzare i cicli di marea per prevedere le eruzioni vulcaniche. Lo studio si basa essenzialmente solo sulle analisi dell’eruzione del vulcano Ruapehu, avvenuta in Nuova Zelanda nel 2007, quando gli studiosi si accorsero che, prima dell’eruzione, ci furono diversi cambiamenti nella forza delle maree.
Secondo Társilo Girona, uno degli attori principali dello studio, nei tre mesi precedenti quella eruzione fu possibile individuare una correlazione tra l’ampiezza dei tremori sismici precedenti l’eruzione stessa e i cicli di marea.

Le maree, infatti, aumentano o diminuiscono a causa della gravitazione imposta dalla Luna sulle masse d’acqua della Terra mentre quest’ultima ruota. Essenzialmente sono individuati due cicli, quello delle lune piene e nuove, durante le quali la forza gravitazionale della Luna si allinea con quella del sole, e quelle delle lune del primo e del terzo trimestre, durante le quali le maree sono caratterizzate da rigonfiamenti di minore portata.
Sebbene non ci sia alcuna prova scientifica che le forze di marea possano scatenare eruzioni vulcaniche, lo studio ha voluto comunque prendere in considerazione tutti quegli eventuali segnali relativi alle forze di marea che potevano dare qualche indicazione su eventuali fasi critiche di un vulcano.

I ricercatori hanno utilizzato i dati di 12 anni di osservazioni e hanno cercato qualsiasi correlazione tra i periodi di sismicità e i cicli lunari scoprendo che non ve n’era alcuna tranne quei pochi mesi precedenti l’eruzione del 25 settembre 2007. Durante questo periodo, della durata di circa tre mesi, l’ampiezza del tremore aumentava e diminuiva lievemente in rapporto al ciclo di marea quindicinale. Secondo lo studio, la probabilità che questo modello sia sorto per caso è di circa 1 su 3,5 milioni.

Secondo i ricercatori, quando la pressione della sacca di gas, a causa dei tremori sismici, raggiungeva un livello critico, le pur deboli tensioni associate al cambiamento delle forze di marea erano sufficienti a modificarne l’ampiezza. Questo segnale, secondo Brown Huber, altro ricercatore impegnato nello studio, può essere rilevabile e dunque può essere plausibile pensare di poter prevedere eruzioni di questo tipo.
Ovviamente si tratta di una ricerca che si basa sulle analisi di un solo vulcano e di un solo caso eruttivo e probabilmente per argomentare in maniera più massiccia una teoria del genere c’è bisogno di molti più dati e di molte più conferme.

Fonti e approfondimenti



Condividi questo articolo

Resta aggiornato su Facebook: clicca su “Mi piace questa pagina”


Commenta per primo

Rispondi