Circuito elettrico imita cervello del barbagianni per localizzare suoni

Il transistor realizzato dai ricercatori imita l'apparato neurobiologico del barbagianni comune (credito: Jennifer McCann & Sarbashis Das, Penn State)

Un gruppo di ricercatori sta cercando di imitare, attraverso di circuiti elettrici, i circuiti cerebrali del barbagianni, una delle più conosciute specie di gufo, nonché una delle più diffuse, definito anche barbagianni comune per distinguerlo da altri membri della sua famiglia, ossia quella dei titonidi.

Secondo un team ingegneri dell’Università Statale della Pennsylvania, questi uccelli sono caratterizzati da una particolare abilità di utilizzo del suono per localizzare le prede, una tecnica che potrebbe essere utilizzata per i dispositivi elettronici costruiti per la navigazione in generale e per l’identificazione dell’origine di un suono in particolare.
in particolare i ricercatori stanno analizzando particolare modello di localizzazione di nessuno denominato modello Jeffress.

Quest’ultimo, sviluppato da Lloyd Jeffress nel 1948, spiega proprio come i sistemi acustici in natura siano capaci di registrare e analizzare anche le più piccole differenze per quanto riguarda il tempo di arrivo del suono alle orecchie degli animali onde individuare la località precisa che genera lo stesso suono.
Come spiega Sarbashis Das, assistente professore di ingegneria meccanica e uno degli autori dello studio, “I gufi capiscono da quale direzione proviene il suono da uno a due gradi. Gli umani non sono così precisi. I gufi usano questa abilità soprattutto perché cacciano di notte e la loro vista non è così buona.”

Il circuito elettrico creato da Das e dalla sua squadra di ingegneri può rallentare il segnale in ingresso e può determinare il punto di origine del suono, proprio come fa il barbagianni: “In effetti, la natura ha svolto gran parte del lavoro per noi. Tutto ciò che dobbiamo fare ora è adattare queste architetture neurobiologiche per i nostri dispositivi a semiconduttore”, spiega lo stesso Das.

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