Civiltà extraterrestri tecnologiche attive in via Lattea potrebbero essere più di 30

Le civiltà extraterrestri tecnologicamente ancora attive e capaci di comunicare su distanze interstellari potrebbero essere più di 30 secondo lo studio (credito: driver Photographer - Flickr, CC BY-SA 2.0)

Potrebbero esistere più di 30 civiltà extraterrestri intelligenti solo nella nostra galassia secondo una stima contenuta in uno studio prodotto da scienziati dell’Università di Nottingham.
Pubblicato sull’Astrophysical Journal, lo studio, differentemente da diversi altri che hanno tentato di misurare la quantità di civiltà intelligenti oltre la nostra presenti nella via Lattea, ha utilizzato uno nuovo approccio.

Civiltà tecnologiche attive in via Lattea

Presupponendo che la vita degli altri pianeti si origini in maniera simile a come si è originata sulla Terra, secondo i ricercatori è possibile ottenere una stima relativamente precisa del numero di civiltà intelligenti nella galassia, un numero che supererebbe le 30 unità.
Supponendo che ci vogliono circa 5 miliardi di anni perché la vita si formi sugli altri pianeti (tenendo sempre di conto l’unico esempio che conosciamo, ossia quello della Terra), secondo Christopher Conselice, professore di astrofisica a Nottingham e uno degli autori principale dello studio, dovrebbero essere almeno una dozzina le civiltà attive, ossia ancora esistenti oggi, della via Lattea.

“L’idea guardando all’evoluzione, ma su scala cosmica. Chiamiamo questo calcolo il limite astrobiologico copernicano”.
I metodi “classici” si basano infatti su ipotesi fatte su valori relativi alla vita, ed è questo il motivo per il quale le stime sono molto differenti tra loro tanto che, raggruppandole, si può parlare di una stima che va da zero a vari miliardi per quanto riguarda le civiltà della sola via Lattea, una stima sostanzialmente inutile.

Circa 36 civiltà attive in via Lattea

Il nuovo studio in un certo modo semplifica il percorso tortuoso relativo a questa ipotesi in un modo che lo stesso Westby spiega nel comunicato apparso sul sito dell’università inglese: “I due limiti astrobiologici copernicani sono che la vita intelligente si forma in meno di 5 miliardi di anni, o dopo circa 5 miliardi di anni – simile a quella sulla Terra in cui si è formata una civiltà comunicante dopo 4,5 miliardi di anni. Nei criteri forti, per cui è necessario un contenuto di metallo uguale a quello del Sole (il Sole è relativamente ricco di metalli), calcoliamo che dovrebbero esserci circa 36 civiltà attive nella nostra Galassia”.

Civiltà capaci di comunicare

Conoscendo che la possibilità di inviare segnali su grossa distanza sia qualcosa che gli esseri umani hanno imparato da solo un centinaio di anni e prendendo questo periodo come un riferimento, si può calcolare che in questo momento sono circa 36 le civiltà tecnica intelligenti, in tutta la via Lattea, capaci di fare lo stesso (anche meglio).

Distanza rende impossibili comunicazioni tra civiltà

La distanza mentre queste civiltà sarebbe tuttavia di 17.000 anni luce di distanza, una distanza che renderebbe molto difficile qualsiasi tipo di comunicazione a meno che le stesse civiltà che tentano di comunicare tra loro abbiano dei tempi di sopravvivenza molto lunghi. O a meno che ci si affidi ad un grosso colpo di fortuna cosmica tale che i pianeti ospitanti due di queste civiltà risultino essere molto vicini.

Il “grande filtro”

Secondo Conselice questi calcoli, più che per un’utilità reale o intrinseca, sono interessanti perché ci fanno capire che se scoprissimo che la vita intelligente è effettivamente comune nella nostra galassia, allora ciò vorrà dire che il periodo di sopravvivenza di una civiltà tecnologica come la nostra va ben oltre le centinaia di anni. Se invece scoprissimo in qualche modo che non ci sono civiltà tecnologiche attive nella nostra galassia, allora sarebbe un brutto segno in quanto le possibilità che le civiltà tecnologiche come la nostra durino solo poche centinaia di anni aumenterebbero: “Cercando una vita intelligente extraterrestre – anche se non troviamo nulla, stiamo scoprendo il nostro futuro e il nostro destino”.
Un concetto che è molto affine all’ipotesi del cosiddetto “Grande Filtro” su cui ritorneremo certamente un giorno.

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook