
Il nuovo studio pubblicato su Environmental Research Letters[1] rivela come il cambiamento climatico stia favorendo la diffusione di metilmercurio, una neurotossina, nelle zone umide montane vicino a Boulder, Colorado. Il disgelo di ghiacciai e permafrost libera solfati che, trasportati a valle, attivano un processo chimico pericoloso nei suoli torbosi.
Il legame tra solfati e metilmercurio
Il team di ricercatori della CIRES ha scoperto che l’aumento dei solfati nelle acque montane stimola la produzione di metilmercurio. Questo composto tossico si forma in ambienti umidi e poveri di ossigeno, dove i microbi sfruttano lo zolfo per sopravvivere. Quando i solfati si mescolano con il mercurio nei suoli, in particolare nelle torbiere subalpine, si genera una reazione che produce la forma più pericolosa del metallo.
Differenze tra aree sopra e sotto la linea degli alberi
Lo studio ha confrontato le concentrazioni di metilmercurio in zone sopra e sotto la treeline. Nelle aree più alte, dove la vegetazione è scarsa, i livelli risultano bassissimi. Al contrario, nelle torbiere subalpine ricche di vegetazione, si riscontrano concentrazioni elevate. Le piante forniscono infatti carbonio organico, che alimenta i microbi responsabili della trasformazione del mercurio.
Il “Goldilocks effect” del mercurio
Curiosamente, i ricercatori hanno osservato che non sono le dosi massime di solfato a generare più metilmercurio, bensì quelle intermedie. Un fenomeno già descritto negli anni ’90 come “effetto Riccioli d’Oro”: solo la quantità “giusta” di solfato scatena la reazione più intensa. Il risultato fornisce per la prima volta soglie concrete per prevedere i livelli di rischio nel bacino di Boulder.
Un pericolo sottovalutato per ecosistemi e comunità
Secondo Hannah Miller, autrice principale dello studio, le aree montane semi-aride sono spesso considerate poco esposte alla contaminazione da mercurio. Tuttavia, i dati dimostrano che, proprio nelle torbiere subalpine, i pericoli sono reali e in crescita. Le implicazioni riguardano non solo gli ecosistemi locali ma anche le comunità che dipendono da queste acque.

