Clorochina e idrossiclorochina per COVID-19, bisogna andarci piano secondo i ricercatori

Anche se ci sono stati i risultati definibili come “incoraggianti” per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci come clorochina (CQ) e idrossiclorochina (HCQ) su malati di COVID-19, questi risultati sono comunque preliminari e queste medicine, se utilizzate in maniera avventata o addirittura senza a supporto medico, possono avere gravi effetti collaterali.
È quanto lasciano intendere Syed Shahzad Hasan e Hamid Merchant, due ricercatori in farmacia dell’Università medica internazionale di Kuala Lumpur che hanno pubblicato un articolo sul British Journal of Pharmacy.

Allo stato attuale e con le prove che abbiamo ottenuto fino ad ora, clorochina e idrossiclorochina non possono essere utilizzate come trattamento generale per tutti i di malati di COVID-19: “Il loro uso dovrebbe essere limitato per il trattamento della polmonite associata a CoViD-19 in pazienti gravemente malati solo sotto una sperimentazione o una supervisione clinica di un professionista autorizzato e un attento monitoraggio cardiaco”, dichiarano i ricercatori affermando anche che non ci sono prove che l’utilizzo di questi due medicinali prevenga l’infezione del virus SARS-CoV-2 nel pubblico in generale.

Ciò non vuol dire che debbano essere fermati tutti gli esperimenti e le prove che attualmente si stanno facendo riguardanti l’utilizzo di queste medicine sui malati di COVID-19, tuttavia c’è la necessità di creare un repository centrale pubblico e ad accesso aperto in cui tutti coloro che ottengono o non ottengono dei risultati con l’utilizzo di queste medicine possano fornire liberamente queste informazioni rendendole disponibili soprattutto per la comunità scientifica internazionale.

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