Colesterolo “buono” contrasta aterosclerosi in topi diabetici

Un nuovo studio conferma l’importanza del cosiddetto “colesterolo buono”, tecnicamente conosciuto anche come High-Density Lipoprotein (HDL), che si contrappone al “colesterolo cattivo” (Low-Density Lipoprotein).

La nuova ricerca, pubblicata oggi su Circulation, prende in particolare in considerazione l’aterosclerosi, una patologia che vede la formazione di placche nelle pareti dei vasi sanguigni a causa di un livello troppo alto di colesterolo.
Lo studio, condotto da ricercatori della scuola di medicina della New York University, mostra che alzando i livelli di una versione “semplice e funzionale” del cosiddetto colesterolo buono si può invertire la stessa progressione dell’aterosclerosi.

I ricercatori hanno effettuato esperimenti sui topi diabetici. Su questi ultimi hanno aumentato la quantità di apolipoproteina AI (apoA-I), una proteina legata ai fosfolipidi che è alla base delle HDL.
Aumentando le HDL si fermava nei topi la moltiplicazione delle cellule immunitarie causata dal colesterolo nel midollo osseo e nelle placche e migliorava l’inversione dei processi della malattia aterosclerotica del 30% in quei topi che già erano stati trattati con terapie per abbassare il colesterolo cattivo.

Inoltre aumentando livelli di HDL veniva impedito ai neutrofili, un tipo di cellula immunitaria, di contribuire all’aumento dell’infiammazione e della formazione di coaguli che possono ulteriormente bloccare il flusso del sangue.

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