Colibrì delle Ande seguono percorsi evolutivi diversi ma paralleli e prevedibili

Amazilia franciae, una specie di colibrì delle Ande (credito: Michael Woodruff, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)

Una scoperta riguardante i colibrì chi vivono nelle zone montane delle Ande stata effettuata da un gruppo di ricercatori della Society for Molecular Biology and Evolution. I risultati mostrano che questi uccelli si sono adattati con mutazioni genetiche, distinte ma concernenti i medesimi percorsi biochimici, all’alta quota.

Si tratta di una di quelle scoperte che mostrano che l’evoluzione non può essere del tutto casuale ma vi sono tratti di prevedibilità per quanto riguarda i percorsi biochimici.
L’alta quota comporta molto sfide da superare per gli uccelli e quelli che vivono sulle Ande non sono di certo da meno.
Alle quote più alte, infatti, le temperature cominciano ad essere più basse, le radiazioni ultraviolette provenienti dal sole più potenti e c’è sempre meno ossigeno (sopra i 4000 metri ce n’è già il 40% in meno).

Tutti gli animali, non solo gli uccelli, che vivono a queste altezze hanno sviluppato dei cambiamenti evolutivi specifici e la cosa riguarda anche gli esseri umani: ci sono gruppi di umani che vivono in villaggi sulle Ande che mostrano specifici geni affinché possano adattarsi ad un quantitativo di ossigeno limitato.
La questione riguardante la “flessibilità” di questi cambiamenti e la loro prevedibilità ha sempre fatto discutere.

Il nuovo studio, pubblicato su Genome Biology and Evolution, mostra un caso di “evoluzione parallela” dei colibrì delle Ande: i cambiamenti sembrano essersi evoluti in maniera indipendente in famiglie separate.
I ricercatori hanno infatti studiato 12 specie di colibrì delle Ande e hanno sequenziato quasi 1000 geni per ognuna di esse.

Hanno identificato una somiglianza maggiore nei percorsi biochimici generali e nelle funzioni biologiche per l’adattamento alle alte quote, ad esempio la respirazione cellulare, il metabolismo e la biogenesi mitocondriale .
Secondo Marisa Lim, ricercatrice alla Stony Brook University quando ha effettuato questo studio, quest’ultimo suggerisce che esiste una “prevedibilità nel meccanismo evolutivo, principalmente attraverso i percorsi biochimici”.

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