Colonie extraterrestri, nuove simulazioni suggeriscono strani aspetti umani

Credito: Gorodenkoff, Shutterstock

Nel tentativo di capire l’adattamento e le reazioni da parte degli esseri umani in una eventuale colonia extraterrestre o comunque una base al di fuori del nostro pianeta, nel 2017 e nel 2019 sono stati condotti gli esperimenti SIRIUS (Scientific International Research in Unique Terrestrial Station). I partecipanti, per un periodo di 17 giorni e per un altro di quattro mesi, hanno dovuto soggiornare in una particolare struttura nei pressi di Mosca, in Russia, in ambienti che simulavano quanto più possibile una eventuale base umana al di fuori del nostro pianeta.

Capire gli effetti dell’isolamento e del confinamento

I ricercatori intendevano capire gli effetti dell’isolamento e del confinamento soprattutto per quanto riguarda il profilo psicologico dei partecipanti ma anche la loro fisiologia e le loro interazioni. Tutte informazioni che potrebbero essere molto utili nel caso una piccola colonia umana si stabilisse, per esempio, su Marte, anche per pochi mesi.
I ricercatori hanno effettuato uno studio i cui risultati sono stati ora pubblicati su Frontiers in Physiology e che rivela particolari molto interessanti.

Equipaggio comunicava sempre di meno con il controllo missione

Come spiega Dmitry Shved, ricercatore dell’Accademia russa delle scienze e dell’Istituto dell’aviazione di Mosca, uno degli autori principali dello studio, i membri degli “equipaggi” tendevano, con il passare del tempo, a comunicare sempre di meno con il controllo della missione nel corso di periodi di isolamento. Con il passare dei giorni delle settimane, condividevano in misura sempre minore le loro esigenze, i loro desideri e i loro problemi.
Qualche “esplosione” nella qualità e nella quantità dei contatti è stata osservata solo quando c’erano importanti eventi simulativi della stessa missione, ad esempio la simulazione di un atterraggio.

Convergenza degli stili comunicativi e coesione dei partecipanti

Inoltre i ricercatori notavano una sorta di “convergenza” degli stili che gli stessi partecipanti adottavano per comunicare con il controllo missione. Contemporaneamente notavano una coesione sempre migliore dei membri dell’equipaggio che andava in parallelo con la consistenza delle comunicazioni verso l’esterno sempre più marginale. I risultati erano gli stessi anche considerando le diversità culturali o di genere.

320 conversazioni nei primi 10 giorni, poi solo 34 negli ultimi 10

I ricercatori misuravano anche le espressioni facciali e le sottili caratteristiche, a livello acustico, del parlato come l’intensità, la frequenza ma anche la variabilità delle parole pronunciate. Le valutazioni avvenivano tramite registrazioni video. Nei primi 10 giorni i ricercatori registravano 320 conversazioni con l’esterno per un totale di 11 ore. Negli ultimi 10 giorni registravano solo 34 conversazioni per un totale di 77 minuti.

Contatti con l’esterno sempre più pochi

Dopo 11 giorni dell’inizio dell’esperimento di isolamento, i ricercatori aggiungevano un ritardo nella comunicazione artificiale per simulare una vera esperienza comunicativa con la Terra dei membri di una eventuale colonia sulla Luna o Marte. Nella missione della durata di quattro mesi, i videomessaggi inviati al controllo della missione passavano da 200 nella prima settimana 115-120. Anche la loro durata diminuiva in maniera significativa.

Autonomizzazione psicologica

Inoltre mentre all’inizio i maschi tendevano a mostrare più rabbia e le femmine tendevano a mostrare più emozioni di gioia e di tristezza, queste differenze con il passare dei giorni si appianavano.
Secondo i ricercatori un equipaggio umano in un isolamento come questo tende a subire una “autonomizzazione psicologica”. In pratica diventano meno dipendenti, a livello di supporto morale, dall’esterno. L’equipaggio tende ad aumentare il livello di coesione dei membri i quali tendono a mettere da parte le loro differenze a livello personale, culturale o di altro livello.

Tutto sommato risultati abbastanza promettenti

Tutto sommato si tratta di risultati abbastanza promettenti per una futura ed eventuale esplorazione del sistema solare, un’esplorazione che sarà caratterizzata, per forza di cose, dall’isolamento di un gruppo di persone che dovranno stare a contatto ravvicinato per molti mesi o addirittura anni.

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Note e approfondimenti

  1. Frontiers | External Communication of Autonomous Crews Under Simulation of Interplanetary Missions | Physiology (IA) (DOI:/10.3389/fphys.2021.751170)

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