Colonizzazione delle Americhe ha fatto scomparire più della metà dei mammiferi selvatici

Credito: Erik_Karits, Pixabay, 5555809

Gli esseri umani hanno avuto un’influenza notevole sulla fauna selvatica, in particolare sui mammiferi, delle zone tropicali delle Americhe da quando hanno cominciato a colonizzarle. Lo certifica un nuovo studio, pubblicato su Scientific Reports, e realizzato da ricercatori dell’University of East Anglia (UEA), nel Regno Unito, e dell’Università di San Paolo (USP), in Brasile.
I ricercatori hanno scoperto che nel corso degli ultimi 500 anni più della metà delle specie di mammiferi medi e grandi che vivevano nelle zone neotropicali della Mesoamerica e del Sudamerica si sono estinti.
In sostanza da quando queste regioni sono state colonizzate dagli europei, ossia a dal 1500, il tasso di estinzione è diventato molto più veloce.

I ricercatori hanno confrontato diversi studi che hanno catalogato gli animali presenti inoltre 1000 siti di zone neotropicali, studi pubblicati corso degli ultimi trent’anni che contenevano comunque diversi dati risalenti all’era coloniale. Scoprivano che più del 56% dei mammiferi selvatici delle zone prese in esame sono scomparsi. Tra questi ci sono, solo per fare qualche esempio, i tapiri di pianura ungulati e i pecari dalle labbra bianche.
Hanno inoltre scoperto una riduzione progressiva della corporatura dei mammiferi nel corso dei secoli a seguito della colonizzazione umana. In totale la distribuzione della massa corporea dei mammiferi in queste aree si è ridotta da uno storico 95° percentile di 14 kg a soli 4 kg.

Le estinzioni sono nuovo avvenute soprattutto a causa della pressione provocata dalla caccia e dalla perdita dell’habitat, principalmente dalla deforestazione.
“Gli ominini e altri mammiferi sono coesistiti sin dai primi cacciatori del Paleolitico che brandivano strumenti di pietra circa tre milioni di anni fa. In questo lungo periodo di tempo, le perdite di biodiversità hanno solo recentemente accelerato a velocità vertiginose dalla rivoluzione industriale”, spiega Carlos Peres, professore dell’UEA e altro autore dello studio.

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