Come nascono le comete? Potremmo spedire una navicella intorno a Giove per capirlo

Credito: Buddy_Nath, Pixabay, 1486556

Si pensa che le comete che arrivano nella zona del sistema solare interno, quindi anche nelle vicinanze del nostro pianeta, vengano scagliate dalla forte gravitazione del pianeta gigante Giove verso la direzione del sole dopo che, solo occasionalmente, riescono a sfuggire a quell’area tra le orbite di Giove e di Nettuno in cui sono presenti a migliaia.
Il processo tramite il quale questi oggetti freddi vengono scagliati nell’area interna del sistema solare ancora non è molto chiaro e in un nuovo studio, accettato per la pubblicazione sul Planetary Science Journal, cerca di chiarire un po’ la questione proponendo, tra l’altro, l’interessante concept di una nuova missione per studiare il fenomeno.

Le teorie sulle comete del sistema solare

Le teorie riguardanti il moto, all’interno del sistema solare, di oggetti quali asteroidi e comete in effetti sono variate sensibilmente in corso degli ultimi decenni dato che hanno seguito le numerose scoperte che sono state fatte nel corso degli anni nonché tutte le varie informazioni che man mano abbiamo acquisito. Ad oggi abbiamo una teoria che li vede molto più dinamici e instabili rispetto alle teorie formulate solo 20 anni fa.

La cintura dei “centauri”

Abbiamo inoltre scoperto che esistono diverse “cinture” di oggetti del genere nel sistema solare e una di esse si trova proprio tra le orbite di Giove e di Nettuno che contiene degli oggetti denominati “Centauri”, ibridi tra asteroidi e comete.
I ricercatori si sono interessati proprio a questa cintura e ai meccanismi con i quali a volte questi oggetti diventano delle comete, ossia si dirigono verso il sole con il ghiaccio superficiale che comincia a sublimare e a causare lunghissime code.

I modi tramite i quali i centauri vengono scagliati verso il Sole

I ricercatori hanno calcolato che possono essere due modi con i quali gli oggetti di questa cintura cambiano all’improvviso la propria orbita e si dirigono verso il centro del sistema solare. Una metà di essi può interagire con l’orbita di Giove e con quella di Saturno venendo spinta verso l’area centrale del sistema. Un’altra metà, invece, tende ad avvicinarsi troppo alla superficie di Giove, viene catturata dall’orbita del gigante gassoso e viene letteralmente scagliata verso il centro del sistema solare.

Possibile missione con veicolo spaziale

Secondo i ricercatori potrebbe essere spedito un veicolo spaziale intorno a Giove in modo che quest’ultimo lo catturi gravitazionalmente. Quando un centauro si avvicina troppo al gigante gassoso, il veicolo spaziale potrebbe poi effettuare una speciale manovra dirigendosi verso di esso ed effettuando misurazioni proprio nel momento in cui l’oggetto si trasforma in cometa, acquisendo dati molto importanti.
Si potrebbe scoprire effettivamente, e con livelli di precisione senza precedenti, come è fatta una cometa, in particolare come é composto il ghiaccio superficiale dell’oggetto. Quest’ultimo, quando inizia a dirigersi verso il sole spinto a seguito del fenomeno di cui sopra, comincia “bruciare” e ad emettere gas tramite piccoli crateri mentre si riscalda.

Tecnologia esiste già

Si tratta di un progetto che potrebbe essere effettuato in quanto la tecnologia di cui dispone, per esempio, la NASA, esiste già. Ad esempio un veicolo spaziale come quello della missione Juno, che attualmente si trova nei pressi di Giove e che sta acquisendo tantissimi dati, potrebbe essere un esempio. Inoltre altre missioni, come quella della OSIRIS-REx, hanno mostrato che è fattibile indirizzare veicolo spaziale nei confronti di un oggetto, come un asteroide o una cometa, che si muove velocemente.

Un possibile obiettivo: il centauro LD2

Un obiettivo di una missione del genere potrebbe essere il Centauro LD2, individuato l’anno scorso. Questo oggetto, come hanno calcolato gli scienziati, dovrebbe essere risucchiato da Giove intorno al 2063. Diversi centauri come LD2, in ogni caso, saranno sicuramente scoperti in corso dei prossimi anni con i nuovi telescopi.

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