Commissione Europea approva primo farmaco per l’epatite D

Rappresentazione grafica del virus dell'epatite D (credito: mdpi.com, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Dopo una ricerca durata 25 anni ecco il primo farmaco indirizzato a contrastare l’epatite di approvato dalla commissione europea: il bulevirtide (nome del brand: Hepcludex, in precedenza conosciuto anche come Myrcludex B) è stato sviluppato da ricercatori della facoltà medica di Heidelberg, del DZIF e dell’ospedale universitario di Heidelberg in collaborazione con altri istituti.

Si tratta di un inibitore di prima classe per l’epatite D che contrasta i tentativi del virus dell’epatite D e B (HDV/HBV” di introdursi nelle cellule epatiche.
Il farmaco sfrutta il fatto che i virus dell’epatite B e D tendono a replicarsi solo nel fegato perché hanno bisogno del trasportatore di acidi biliari NTCP. Proprio grazie a questo trasportatore, riescono ad introdursi nelle cellule ma l’Hepcludex blocca la “serratura” come farebbe una chiave spezzata che non è più possibile togliere.

Tuttavia anche se il virus è riuscito ad entrare nella cellula, l’Hepcludex protegge dall’infezione le nuove cellule epatiche, quelle che si sono formate da poco, cosa che accade molto velocemente quando il fegato è infetto, mentre le cellule infette vengono eliminate, come spiega Stephan Urban, uno degli scienziati impegnati nello studio.
Il farmaco è stato già testato attraverso diverse lunghe fasi cliniche I e II e ha mostrato di essere tollerato abbastanza bene dagli umani e di contrastare in maniera efficace la replicazione delle virus dell’epatite B e D. Ora è in corso una sperimentazione di fase III per capire gli eventuali effetti a lungo termine del farmaco.

Dato che non sono presenti i farmaci approvati per l’epatite D, questa è una notizia che infonde nuove speranze in milioni di persone affette da questa malattia per i quali l’unica soluzione, al momento, resta ancora solo il trapianto di fegato.
Si tratta di un vero successo basato su “decenni di ricerca virologica a Heidelberg”, come rileva Hans-Georg Kräusslich, portavoce del Centro di ricerca sulle malattie infettive nel Regno Unito nonché responsabile del Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni (DZIF).

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