Componenti elettronici nello spazio protetti da schermature a base di ruggine

Una nuova protezione per i componenti elettronici per difenderli dalle radiazioni ionizzanti spaziali è stata realizzata da un team di ricercatori dell’Università Statale della Carolina del Nord.
Si tratterebbe di un materiale più conveniente da realizzare rispetto alle opzioni esistenti. Alla base del nuovo materiale ci sarebbe la ruggine.

Le radiazioni nello spazio possono causare problemi ai dispositivi elettronici, quelli, per esempio, di una navicella spaziale o di un più banale satellite. Notoriamente detti dispositivi vengono protetti tramite vere e proprie schermature ma i materiali per realizzare queste ultime sono spesso pesanti e ingombranti oppure difficili o costosi da realizzare.
Molto spesso si usa l’alluminio, considerato un buon compromesso tra una schermatura non troppo pesante/ingombrante e il livello di protezione che può fornire.

I ricercatori hanno sviluppato un nuovo materiale che potrebbe fare da schermatura alle componenti elettroniche basato sulla miscelazione di polvere di metallo ossidato , sostanzialmente la ruggine.
Quest’ultima viene introdotta in un polimero e tramite quest’ultimo viene creato un rivestimento uniforme con il quale si può andare a coprire l’elettronica.

Questo approccio riduce il peso e lo spazio occupato delle schermature di più del 30% senza rinunciare allo stesso livello di radioprotezione, come spiega Rob Hayes, uno degli autori dello studio che descrive questo progetto.
Inoltre le polveri di ossido di metallo risultano meno tossiche e non creano problemi, a livello elettromagnetico, alle stesse componenti elettroniche.

I test che i ricercatori hanno già realizzato mostrano che questo nuovo materiale offre lo stesso livello di schermatura di un materiale convenzionale, come spiega Mike DeVanzo, uno degli autori dello studio: “A basse energie, la polvere di ossido di metallo riduce le radiazioni gamma verso l’elettronica di un fattore 300 e il danno da radiazioni di neutroni del 225%.”

E questo senza contare il costo: il particolato di ossido risulta infatti molto meno costoso della stessa quantità di metallo puro.
Gli stessi ricercatori sono ora alla ricerca di partner a livello industriale per sviluppare questa tecnologia anche per un utilizzo commerciale.

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