Composizione degli occhi di mosche fossili sorprende ricercatori

Fossile di mosca gru risalente a 54 milioni di anni fa. Gli occhi sono rappresentati dalle due macchie scure nella zona della testa (credito: René Lyng Sylvestersen)

Un gruppo di ricercatori ha scoperto l’eumelanina, un pigmento naturale che si trova anche negli occhi umani, negli occhi fossilizzati di mosche gru (Tipulidae) risalenti a 54 milioni di anni fa.
Si è trattato di una sorpresa per gli stessi ricercatori in quanto si credeva che negli artropodi non esistessero pigmenti melanici nel sistema visivo.

A sottolineare la sorpresa della scoperta è Johan Lindgren, autore principale dello studio e professore presso il Dipartimento di Geologia dell’Università di Lund: “Siamo rimasti sorpresi da ciò che abbiamo scoperto perché non lo stavamo cercando o non ce lo aspettavamo”.
Dopo aver fatto la scoperta nei fossili i ricercatori hanno poi esaminato gli occhi delle mosche-gru odierne e hanno trovato quella sostanza anche in queste specie.

Confrontando poi gli occhi fossilizzati con gli occhi delle specie odierne, i ricercatori hanno scoperto che gli occhi fossilizzati erano caratterizzati dalla presenza di lenti omatatidiali calcificate.
Secondo Lindgren è stato proprio questo minerale ad eseguire la sostituzione nel fossile del materiale chitinoso originale.

E questa cosa ha portato gli stessi ricercatori a riconsiderare un’ipotesi diffusa riguardante l’evoluzione dei sistemi visivi negli animali.
Ricerche in precedenza avevano infatti suggerito che i trilobiti, un gruppo di artropodi di mare estintisi, possedevano lenti mineralizzate nel corso della loro vita.

Come spiega Lindgren, “l’opinione generale è stata che i trilobiti avevano lenti fatte da singoli cristalli di carbonato di calcio. Tuttavia, erano probabilmente molto più simili ai moderni artropodi in quanto i loro occhi erano principalmente biologici”.

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