Composizione del microbioma cutaneo può essere modulata artificialmente secondo un nuovo studio

La composizione del microbioma della pelle può essere modulata artificialmente e temporaneamente secondo un gruppo di ricerca della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona.
Lo studio studio pubblicato su Microbiome mostra che l’utilizzo di miscele probiotiche attentamente costruite in laboratorio sulla pelle può cambiare, solo temporaneamente, la composizione e la quantità dei batteri cutanei.

Una scoperta del genere potrebbe essere altamente utile nel contesto di varie terapie epidermiche o anche nel settore della cosmesi.
La comunità microbica della pelle è infatti una delle più ricche e complesse tra tutte le comunità di batteri che esistono nel nostro corpo, i cosiddetti “microbiomi”.

La composizione dei batteri della pelle, diversamente da altrei microbiomi di altre zone del corpo, resta però alquanto stabile e i microrganismi, in termini di variabilità e di quantità, sono più o meno sempre gli stessi nel corso della vita.
Naturalmente esistono varie patologie che possono alterare questo equilibrio, come l’acne, l’eczema, la psoriasi, eccetera.
Manipolare dunque questo microbioma potrebbe rivelarsi una strategia molto interessante proprio per contrastare queste malattie.

I ricercatori si stanno in particolare interessando al Cutibacterium acnes, un batterio del microbioma cutaneo umano visto come uno dei responsabili principali dell’acne vulgaris.
I ricercatori, guidati da Marc Güell del Dipartimento di Scienze Sperimentali e della Salute dell’Università spagnola, stanno tentando di modulare le popolazioni di questo batterio a livello di ceppo.

Per fare ciò hanno utilizzato delle soluzioni probiotiche fatte con microbiomi di donatori e le hanno applicate su 18 volontari sani con un’età compresa tra 22 e 42 anni.
I ricercatori notavano che dopo l’applicazione il microbioma del ricevente diventava molto più simile a quello del donatore ma questo cambiamento non aveva effetti avversi soprattutto perché il microbioma del ricevente tornava allo stato originario dopo poche settimane.

“Ci aspettiamo che questa metodologia possa essere utilizzata per studiare e modificare i componenti microbici della pelle e avere vaste implicazioni per le future terapie”, dichiara Güell, convinto che questo metodo possa essere un’arma di contrasto efficace.

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