Composti estratti da albero del pepe brasiliano “disarmano” Staphylococcus aureus

Le bacche rosse prodotte dall'albero del pepe brasiliano (Schinus terebinthifolia) (credito: commons.wikimedia.org, PD)

Un team di ricercatori ha identificato particolari composti contenuti nell’albero del pepe brasiliano (Schinus terebinthifolia), un arbusto presente soprattutto in Florida, capaci di contrastare molto efficacemente i batteri stafilococchi resistenti agli antibiotici.
Sarebbero tre particolari acidi triterpenoidi contenuti nelle bacche rosse della pianta a “disarmare” questi batteri patogeni.

I ricercatori si sono concentrati soprattutto sullo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, noto come MRSA. Secondo gli scienziati della Emory University, questa pianta invasiva, originaria dell’Amazzonia brasiliana ma che si è diffusa molto anche in Florida, è stata usata da secoli per trattare le infezioni della pelle dei tessuti molli, come spiega Cassandra Quave, una delle autrici dello studio apparso su Scientific Reports.

Già nel 2017 lo stesso team di ricercatori aveva messo a punto una particolare miscela fatta di 27 composti estratti dalle bacche di questa pianta brasiliana che inibisce le lesioni cutanee nei topi infetti da MRSA.
Quest’estratto, infatti, reprime un particolare gene che consente ai batteri di comunicare tra loro. Bòoccando questo livello di comunicazione, i batteri non possono più agire collettivamente e non possono più danneggiare i tessuti dando campo libero al sistema immunitario per annientarli.

Con questo nuovo studio, i ricercatori hanno ristretto il numero di composti estratti dalla pianta isolando le sostanze chimiche coinvolte nel processo di “disarmo” del batterio.
Alla fine hanno ottenuto tre acidi triterpenoidi che funzionano allo stesso livello nel contrastare l’MRSA senza danneggiare le cellule della pelle umana negli esperimenti fatti nelle colture in laboratorio.

“Le piante sono così incredibilmente complesse chimicamente che identificare e isolare particolari estratti è come raccogliere aghi dai covoni di fieno”, spiega Quave. “Quando sei in grado di estrarre molecole con proprietà medicinali da queste complesse miscele naturali, questo è un grande passo avanti per capire come possono funzionare alcune medicine tradizionali e per far avanzare la scienza verso un potenziale percorso di sviluppo di farmaci.”

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