
Uno studio pubblicato su ACS Omega[1] dimostra che il comune nastro adesivo può essere trasformato in un generatore elettrico triboelettrico capace di alimentare sensori indossabili e dispositivi a bassa potenza. Il progetto è stato sviluppato da un team della University of Alabama in Huntsville.
Energia dal nastro adesivo
Il gruppo di ricerca ha creato un triboelectric nanogenerator (TENG) sfruttando il contatto tra il supporto in polipropilene e lo strato adesivo acrilico di vari tipi di Scotch™. A differenza delle versioni precedenti che usavano nastro biadesivo, questa nuova configurazione consente un funzionamento più fluido e ad alta frequenza, grazie alla possibilità di separare facilmente le superfici. Il nuovo dispositivo ha dimostrato di poter raggiungere potenze di picco fino a 53 milliwatt, sufficiente per alimentare centinaia di LED e persino un laser.
Versatilità applicativa e sensori avanzati
I ricercatori hanno poi integrato il generatore in due tipi di sensori: uno acustico e uno indossabile per tracciare i movimenti del braccio. La soluzione non prevede contatto diretto con la pelle, evitando così possibili irritazioni o interferenze dovute al sudore. Il biosensore ha mostrato di poter registrare segnali muscolari precisi anche su singole dita, aprendo possibilità nell’ambito sportivo e medico.
Prestazioni e potenziale
Rispetto ad altri TENG basati su materiali avanzati, il dispositivo basato su nastro adesivo si distingue per semplicità e costi contenuti. Inoltre, funziona a frequenze fino a 300 Hz, molto superiori rispetto alla media degli altri progetti. I test hanno mostrato una notevole potenza anche a frequenze elevate, e gli autori prevedono sviluppi futuri che potrebbero includere la ricarica di batterie o nuovi dispositivi portatili.
Prossimi passi e applicazioni future
Il team ha già depositato una disclosure per estendere la tecnologia a ulteriori applicazioni energetiche e sensoriali. Secondo Moonhyung Jang, lo sviluppo di generatori più potenti potrà rendere questa soluzione utile anche al di fuori dell’ambito dei sensori, magari per la ricarica diretta di dispositivi elettronici. Il progetto dimostra come materiali comuni, se studiati in dettaglio, possano diventare protagonisti di innovazioni sorprendenti.


