Concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera supera 415 ppm per la prima volta

I sensori posti nelle isole Hawaii hanno di fatto confermato che è stato superato il limite di 415 parti per milione (ppm) per quanto riguarda la concentrazione atmosferica di anidride carbonica. È la prima volta che viene registrato un dato del genere.
La registrazione è avvenuta grazie ai dati raccolti dall’osservatorio Mauna Loa alle Hawaii. I ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography hanno infatti confermato il superamento di questo limite stabilito a 415,26 ppm.

Anche facendo ricorso solo alle analisi dei ghiacci artici, si può con un buon livello di sicurezza dire che questa è la prima volta che l’atmosfera presenta più di 415 parti per milione di CO2 da quando gli esseri umani esistono su questo pianeta, non solo da quando è stata inventata l’agricoltura (all’incirca 10.000 anni fa), come riferisce in un Twitter il meteorologo Eric Holthaus che chiosa: “Non abbiamo mai conosciuto un pianeta come questo”.

Anche durante il riscaldamento globale avvenuto nel corso dell’epoca del Pliocene, circa 3 milioni di anni fa, un periodo durante il quale le temperature globali erano in media 2-3 °C più calde di quelle odierne, il livello di CO2 nell’atmosfera dovrebbe essere stato più basso di quello odierno (compreso tra 310 e 400 ppm).

Il superamento delle 400 ppm era stato registrato solo pochi anni fa così come il superamento delle 410 ppm era stato registrato solo nel 2017.
Questa presenza record di carbonio nell’atmosfera, in gran parte causata dall’utilizzo di combustibili fossili e dall’abbattimento delle foreste, sta sempre più intrappolando il calore della Terra con un livello di riscaldamento globale che aumenta sempre più.
I meteorologi prevedono ondate di calore sempre più gravose durante i prossimi anni con relativi rischi al seguito, tra cui quelli diretti per la salute e quelli indiretti provocati dagli incendi boschivi.

Emissioni di CO2 nel tempo registrate anche grazie alle analisi del ghiaccio artico (credito: Scripps Institution of Oceanography)

Fonti e approfondimenti

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