Conchiglie fossili mostrano che anche mercurio favorì estinzione dei dinosauri

Alcuni dei fossili di molluschi cretacei prelevati dall'isola di Seymour analizzati dai ricercatori (credito: Sierra V. Petersen)

Eseguendo un’analisi geochimica sui fossili di gusci di molluschi marini provenienti da diverse aree del mondo, gli scienziati dell’Università del Michigan hanno ottenuto nuove informazioni sulla quantità e sulle modalità con le quali il mercurio abbia contaminato il mondo anche in passato.
Hanno inoltre ottenuto informazioni sui livelli di riscaldamento globale ai tempi dell’estinzione dei dinosauri, avvenuta poco più di 65 milioni di anni fa.

In questo periodo, infatti, sembra ci sia stato un riscaldamento brusco dell’oceano e un livello alto di concentrazione di mercurio. Quest’ultimo in particolare dovrebbe essere stato causato da forti eventi di vulcanismo in quanto gli stessi vulcani rappresentano la fonte naturale più grande di mercurio che va a finire nell’atmosfera.
Gli scienziati credono che l’aumento di mercurio nell’ambiente in questo periodo si sia verificato a causa dei fenomeni di vulcanismo dei cosiddetti Trappi del Deccan, un’area ignea oggi appartenente all’India conosciuta come una delle aree vulcaniche più estese del mondo.

Queste condizioni si verificarono prima dell’evento dell’impatto dell’asteroide di Chicxulub che decretò la fine degli stessi dinosauri, oltre che di molte altre forme di vita.
Queste stesse condizioni, dunque, secondo questo studio, avrebbero reso ancora più grave il livello di estinzione di massa in questo periodo e avrebbero dunque favorito la stessa estinzione dei dinosauri.

Nello studio, pubblicato oggi su Nature Communications, vengono descritte le modalità che gli stessi scienziati hanno utilizzato per confrontare i livelli di mercurio di queste antiche conchiglie con quelli esaminati nelle conchiglie odierne di acqua dolce raccolte in particolare in un sito notoriamente affetto da inquinamento da mercurio industriale, la valle di Shenandoah, in Virginia. I ricercatori hanno scoperto che i livelli erano più o meno gli stessi.

Lo studio, dunque, supporta l’idea che il vulcanismo dei Trappi del Deccan abbia avuto un impatto profondo sul clima e in generale anche sull’ecologia mondiale, impatti duraturi come afferma Kyle Meyer, autore principale dello studio: “Per la prima volta, possiamo fornire informazioni sui distinti impatti climatici e ambientali del vulcanismo dei Trappi del Deccan analizzando un singolo materiale. È stato incredibilmente sorprendente vedere che gli stessi identici campioni in cui le temperature marine hanno mostrato un segnale di riscaldamento improvviso hanno anche mostrato le più alte concentrazioni di mercurio e che queste concentrazioni erano di entità simile a un sito di significativa contaminazione industriale moderna del mercurio”.

Non è la prima volta che si analizzano tracce di mercurio del passato per comprenderne i livelli di concentrazione in varie epoche ma è la prima volta, come specifica Sierra Petersen, altra autrice dello studio, che questi livelli si analizzano studiando i gusci di conchiglie fossili. Questa nuova tecnica potrebbe tra l’altro servire per altri studi in futuro per analizzare altre estinzioni di massa e le loro relazioni con eventuali perturbazioni climatiche o fenomeni naturali.

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