Coronaropatie causate da fattori ereditari più di quanto stimato in precedenza

Un cuore umano (non di dimensioni reali) stampato in 3D (credito: Advanced Science, WILEY‐VCH Verlag GmbH & Co. KGaA, Weinheim, doi.org/10.1002/advs.201900344)

Tramite uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology un gruppo di ricercatori mostra che le malattie cardiache derivano da fattori genetici in misura maggiore rispetto a quanto stimato in precedenti ricerche.

I ricercatori si sono soprattutto concentrati sull’aspetto ereditario della coronaropatia o malattia coronarica (coronary artery disease, CAD), la cardiopatia più comune e una delle cause di morte più diffuso in tutto il mondo.
Diversi studi precedenti avevano già mostrato che meno di un quarto di tutti i casi di coronaropatie poteva essere considerato di natura ereditaria .

Nel periodo in cui queste ricerche sono state fatte, però, il contributo all’aspetto ereditario delle varianti genetiche nelle reti di regolazione genica (gene regulatory networks, GRN), ossia quei geni che controllano particolari funzioni cellulari interagendo l’uno con l’altro, era ancora sconosciuto.
Proprio per questo i ricercatori del Mount Sinai Hospital, del Deutsche Herzzentrum di Monaco, dell’AstraZeneca e del Karolinska Institutet, hanno utilizzato i dati di vari studi per comprendere il ruolo delle GRN quale fattore di rischio per le malattie cardiache.

Secondo i risultati, le RGN contribuiscono al rischio ereditario della coronaropatia per un ulteriore 11%. Questo fattore di rischio si aggiunge al 22% precedente e porta il fattore ereditario della coronaropatia al 32%.
Secondo Johan LM Björkegren, professore di cardiologia e genetica presso il Mount Sinai, “I risultati di questo studio dimostrano che il rischio di malattie cardiache è un risultato concertato delle interazioni tra varianti genetiche e ambienti biologici”.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Disclaimer medico

Notizie scientifiche.it è un sito di notizie, non di consigli medici. Leggi anche il nostro disclaimer medico.

Resta aggiornato su Facebook

Commenta per primo

Rispondi