Cosa motiva gli attentatori suicidi? La fusione dell’identità

Attentato terroristico (credito immagine: 090117-F-5618N-016 | KABUL, Afghanistan--A local Afghan show… | Flickr, ResoluteSupportMedia , CC BY-SA 2.0, cropped)

Sacrificarsi per il gruppo, ossia mettere fine alla propria vita o andare incontro sicuramente alla morte per favorire o appoggiare un gruppo di persone vicine, è un atteggiamento che è stato da sempre oggetto di studio in campo psicologico. Una nuova ricerca, pubblicata su Behavioral and Brain Sciences, si sofferma su questo comportamento ponendo come causa dello stesso la cosiddetta “fusione dell’identità”.

Già in passato diverse ricerche avevano analizzato il sacrificio personale in favore del gruppo e avevano rivelato che potrebbero esistere diverse motivazioni alla base di un gesto simile, in primis il senso di appartenenza ad una identità collettiva ma anche l’ostilità di altre persone al di fuori del gruppo o un abbassamento del livello della salute mentale seguito o meno da forti stati di depressione.

Secondo questa nuova ricerca, sarebbe invece la fusione dell’identità a svolgere un ruolo cruciale a livello decisionale. Si tratta di un senso di unità con il gruppo molto forte forgiato attraverso il tempo con la condivisione di esperienze emotive e in generale di vita. Si tratta di un costrutto sviluppato originariamente dallo psicologo sociale Bill Swann all’Università del Texas.

Nella nuova ricerca, il professor Harvey Whitehouse analizza in particolare i gesti suicidi di fondamentalisti islamici e dichiara che è proprio la fusione dell’identità uno dei fattori principali che li guida. Lo studio si è avvalso di sondaggi e interviste con membri di gruppi all’interno dei quali erano stati atteggiamenti suicidi favore del gruppo stesso. Tuttavia lo studio prende in considerazione anche altre tipologie di azioni estreme, tra cui quelle di tifosi di calcio, di guerrieri tribali e di altri membri di organizza azioni altamente coese.

Secondo Whitehouse una piena comprensione della fusione dell’identità risulta più importante del contrasto diretto agli estremismi se si vuole costruire una contromossa efficace contro il terrorismo suicida: “Molte persone hanno quelle che potrebbero essere considerate convinzioni ‘estreme’ ma solo una piccola minoranza di esse effettivamente commette atrocità terroristiche – la nostra ricerca si concentra su ciò che motiva quella piccola minoranza”.

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