COVID-19, anticorpi IgG possono restare nel corpo per almeno tre mesi

Gli anticorpi IgG che si sviluppano nel corpo umano per contrastare il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 restano nello stesso corpo per almeno tre mesi a seguito dell’infezione secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’ISGlobal di Barcellona.
Gli anticorpi IgG, dunque, si rivelano in questo senso molto più “resistenti” degli anticorpi IgA e IgM in quanto quest’ultimi sembrano invece decomporsi molto più rapidamente.

In effetti il discorso degli anticorpi riguardo al nuovo coronavirus ha fin dall’inizio scatenato le domande degli esperti. Capire se le persone infettate possono poi essere protette dalle future reinfezioni risulta infatti molto importante per limitare la diffusione della stessa pandemia. Purtroppo in tal senso ci sono state risposte contrastanti dal mondo della ricerca e ancora oggi la situazione relativa gli anticorpi di questo virus non è ancora ben chiara.

I ricercatori in questo caso hanno pubblicato i dati dopo tre mesi di follow-up su una popolazione di operatori sanitari in Spagna. Per misurare i livelli delle tre tipologie di anticorpi (IgM, IgG e IgA) che agiscono contro il dominio di legame del recettore del SARS-CoV-2, la proteina Spike, i ricercatori hanno utilizzato un test immunitario funzionante tramite tecnologia Luminex.
I ricercatori scoprivano che, circa il 60% delle nuove infezioni, un mese dopo la valutazione iniziale di sieroprevalenza all’inizio di aprile del 2020, era asintomatica.

Alberto García-Basteiro, uno dei ricercatori impegnati nello studio, aggiunge: “In un mese, abbiamo riscontrato 25 nuove infezioni tra i partecipanti, il che è piuttosto alto, considerando che il picco della pandemia era passato e la popolazione era stata confinata per più di un mese”.
I ricercatori scoprivano che entro il terzo mese dall’inizio dell’infezione, il 78% dei soggetti analizzati non mostrava più livelli rilevabili di IgM. Il 24% non aveva più IgA rilevabili mentre il 97% manteneva livelli rivelabili di IgG.
In alcuni dei soggetti, gli stessi livelli di anticorpi IgG risultavano addirittura aumentati rispetto alla prima analisi.

Gemma Moncunill, la prima autrice dello studio, dichiara che questi risultati confermano che i livelli di anticorpi IgM e IgA tendono a diminuire dopo il primo mese o il secondo mese a seguito dell’infezione, diversamente dai livelli di IgG. Si tratta di un’informazione che potrebbe rivelarsi importante soprattutto quando si fanno analisi per capire se una persona è stata infettata o meno in passato.
I ricercatori stanno comunque continuando a seguire la stessa popolazione di soggetti ad alto rischio (operatori sanitari) per capire l’evoluzione della sieroprevalenza e soprattutto la durata degli anticorpi rilevabili.

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